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Vulnerabilità e Sicurezza del Paese, Rapporto Casa Italia e immondizia mediatica
del 26/08/2017
Andrea Dari, Editore INGENIO 
In questo articolo farò il punto sul documento di Casa Italia con l’obiettivo di comprenderne gli aspetti positivi e individuare quelli da migliorare.
 
Il terremoto di Ischia ha sostanzialmente riposto all’attenzione della pubblica opinione il tema della vulnerabilità del Paese. Vulnerabilità sismica e vulcanica, innanzitutto, visto quanto accaduto, ma anche idrogeologica, e sostanzialmente sociale: a Casamicciola si era costruito male, questo è una dato di fatto, malgrado l’esperienza locale sui terremoti, e questo dimostra che il problema della riduzione del rischio è ancor prima sociale che tecnico. La settimana scorsa abbiamo pubblicato una lunga intervista al Dott. Peduto, presidente dei Geologi italiani, in cui abbiamo parlato di come esista un problema idrico ed idrogeologico che è lontanamente risolto. Siamo vulnerabili e facciamo finta di non esserlo: questa la sintesi.
Tranne quando accadono questi tragici episodi: allora siamo sommersi da un’immondizia mediatica in cui ogni commentatore, politico o non politico, tecnico o non tecnico, dice la sua, spesso contradicendo quanto ha fatto fino a quel momento. Parla di abusivismo chi prima ha sostenuto i condoni, parla di mancanza di finanziamenti chi ha appena inaugurato una scuola ristrutturata con i soldi pubblici e già inagibile alla prima scossa, parlano le professioni spesso richiamando il proprio ruolo specialistico invece di cogliere l’occasione di fare una proposta corale … parlano, forse straparlano tutti, compreso noi di INGENIO, anche se cerchiamo di mantenere un ruolo di osservatore tecnico.
 
Poi questo brulichio finisce, e tutto resta come prima.
Forse questa volta no. Forse.
 
Dopo il terremoto del Centro Italia i Governo aveva infatti costituito una Struttura di Missione nuova, denominata “Casa Italia”, con la funzione di attuare il progetto di cura e valorizzazione del patrimonio abitativo, del territorio e delle aree urbane e finalizzato, in particolare, a rafforzare il sistema di prevenzione del Paese, assicurando, anche tramite il più ampio coordinamento dei soggetti istituzionali coinvolti, l’integrazione e la coerenza tra le diverse misure avviate per la salvaguardia del patrimonio edilizio e infrastrutturale nonché per il contrasto al rischio idrogeologico, con un’adeguata attenzione alla qualità della vita.
Questa commissione, che ha avuto come Project Manager il Prof. Giovanni Azzone, ingegnere gestionale e già magnifico Rettore del Politecnico di Milano, composta da 17 membri (oltre il PM), in questi mesi ha lavorato a un documento di analisi e programma uscito - probabilmente anzitempo e per via non ufficiali - all’inizio di questa settimana. L’uscita delle anteprime, un giorno prima della pubblicazione informale del documento, è servita soprattutto per fare notizia e, come al solito, ha fatto si che il gossip potesse prevalere sull’approfondimento.
 
Io stesso sono uscito con un editoriale di commento ai primi dati e sulle informazioni rintracciabili sull’argomento. Nell’articolo “Casa Italia: per la sicurezza sismica servono da 36,8 a oltre 850 miliardi” http://www.ingenio-web.it/Notizia/10183/Casa_Italia:_per_la_sicurezza_sismica_servono_da_36_8_a_oltre_850_miliardi.html avevo anche ripreso la composizione della Commissione evidenziando alcune perplessità che personalmente confermo dopo la lettura del documento.
 
La Commissione che ha curato il rapporto è composta da 18 membri, che qui riporto ricordando anche l’importo lordo massimo di consulenza (viaggi e trasferte comprese) assegnato ad ognuno di essi.
  1. Massimo Alvisi (architetto romano, parte del team G124) = compenso 60.000 euro
  2. Michela Arnaboldi (professore ordinario di Accounting Finance & Control, Politecnico di Milano) = compenso 60.000 euro
  3. Giovanni Azzone (Professore ordinario di Sistemi di controllo di gestione, Politecnico di Milano) = compenso “0” euro
  4. Alessandro Balducci (Professore ordinario di URBAN POLICIES e URBAN DESIGN) = compenso 60.000 euro 
  5. Marco Cammelli (professore emerito dell’Università degli studi di Bologna, precedente professore ordinario di diritto amministrativo fino al 2011) = compenso “0” euro
  6. Guido Corso (Professore ordinario di Diritto amministrativo nell’Università di Palermo e poi nell’Università di Roma tre) =  compenso “0” euro
  7. Francesco Curci (Postdoctoral Research Fellow at Politecnico di Milano settore URBAN POLICIES) = compenso 45.000 euro 
  8. Daniela De Leo (Architetto, ricercatrice confermata e docente in Urbanistica (SSD ICAR 21) = compenso 45.000 euro 
  9. Carlo Doglioni (Geologo, dall'aprile 2016 Presidente dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - INGV, già professore ordinario di geodinamica all'Università Sapienza di Roma) = compenso 60.000 euro
  10. Andrea Flori (PhD in Economics IMT School for Advanced Studies, Lucca (IT)) = compenso 45.000 euro
  11. Manuela Grecchi (Professore Ordinario di Architettura Tecnica, Politecnico di Milano) = compenso 60.000 euro
  12. Massimo Livi Bacci (Senatore, già professore di demografia all'Università di Firenze) = compenso “0” euro 
  13. Alessandra Menafoglio, (Ricercatore Statistica, Dipartimento di Matematica Politecnico di Milano) = compenso 45.000 euro 
  14. Maurizio Milan (Consulente di Renzo Piano, ha partecipato alla realizzazione di molti progetti dell' Architetto genovese) = compenso 60.000 euro
  15. Fabio Pammolli (Professore di Economia e Management al Politecnico di Milano) = compenso 60.000 euro
  16. Pietro Petraroia, (Laura in Lettere, componente di Commissioni e consulente Pubblico) = compenso “0” euro  
  17. Davide Rampello (Manager culturale, Curatore dei contenuti Artistici dell’Expo Milano 2015)  = compenso 60.000 euro 
  18. Piercesare Secchi (Piercesare Secchi, Professore di Statistica, Dipartimento di Matematica, Politecnico di Milano) = compenso 60.000 euro
Va detto che l’importo si riferisce a un anno di lavoro. Chi ha lavorato per un periodo minore (magari perchè è stato nominato successivamente) riceverà un compenso minore.
Queste le mie osservazioni.
  • I COMPENSI. Innanzitutto in una commissione c’è sempre chi “lavora” e chi “da dei contributi”. Un Ricercatore Universitario al massimo livello costa all’Università circa 45.000 l’anno. Un Professore ha mediamente uno stipendio lordo di 60.000 euro/anno. Un Ingegnere professionista guadagna mediamente 31.000 euro/anno. Gli importi erogati - dai 45.000 ai 60.000 euro - sono alti. Peraltro, i Professori a tempo indeterminato sono già pagati dall’Università, e siccome il tempo di una giornata resta di 24 ore, per chiunque, sarebbe stato più etico che chi vive questa condizione avesse rinunciato al compenso, come hanno fatto peraltro Azzone, Corso, Bacci, Petraroia. Infine, ricordo che la commissione che ha lavorato alle due fasi del Sismabonus, composta da altrettanti illustrissime figure, ha lavorato gratis. Quindi, costo documenti SISMA BONUS = zero, costo rapporto CASA ITALIA = ca 700.000 euro di costo (massimo).
  • LA COMPOSIZIONE. All’interno della commissione troviamo rappresentanti del mondo accademico che afferisce ai temi dell’ingegneria gestionale, dell’urbanistica, della statistica, dell’economia. La loro presenza si fa sentire nel rapporto, le parti relative a queste aree tematiche sono molto interessanti. Mancano invece professori e ricercatori di Tecnica delle Costruzioni e di Geotecnica, e questo è piuttosto strano per una commissione che si deve occupare di un rapporto di analisi e programmazione del rischio sismico e idrogeologico. Questa carenza si sente molto nel documento, e le mie critiche verteranno soprattutto su questi punti. Infine la presenza di alcune figure fuori contesto, anche ben retribuite. Davide Rampello - di cui è possibile trovare il curriculum sia sul sito del governo che sul web in generale - si occupa di eventi (come EXPO) e regie. E’ vero, è coinvolto anche su alcune aree del terremoto, ma questo fatto non toglie, anzi accentua la domanda: 60mila o 30mila euro per il box che nulla aggiunge al rapporto sono una cifra enorme (ovviamente, è il parere di chi scrive).
 
Il DOCUMENTO
Il documento è ben scritto e di semplice lettura. Per questo consiglio di non fermarsi ai commenti  dei portali, compreso INGENIO, ma di leggersi il rapporto che è suddiviso in 3 parti. (LINK - http://www.ingenio-web.it/Notizia/10187/VULNERABILITA__SISMICA:_disponibile_il_Rapporto_di_Casa_Italia__ecco_il_testo.html)
La I parte del Rapporto analizza il quadro delle informazioni disponibili su pericolosità, vulnerabilità ed esposizione ai rischi naturali ed è articolata in due capitoli, il primo dei quali analizza i dati a livello di unità amministrativa (specificamente, il comune), mentre l’altro approfondisce il tema con riferimento a un singolo edificio residenziale.
La II parte esamina le politiche per la riduzione della pericolosità dei fenomeni naturali, della vulnerabilità degli edifici di fronte a tale eventi e del livello di esposizione di persone e cose.
La III parte analizza alcuni interventi, complementari rispetto a quelli volti a ridurre il rischio da eventi naturali ma altrettanto importanti per assicurare l’efficacia del programma Casa Italia: politiche volte al rafforzamento della resilienza delle comunità, interventi formativi e progettazione del sistema di finanziamento.
 
La PRIMA PARTE del RAPPORTO di CASA ITALIA
Sono rimasto molto colpito dalla prima parte, utile per comprendere la grande quantità di cose fatte in questo Paese - provvedimenti dei vari governi, unità di missione, ricerche, finanziamenti, mappature, data base … - il tutto spesso con risultati mai rendicontati o con pochissima interoperatività delle risorse e delle informazioni. Un primo risultato la commissione Casa Italia l’ha già raggiunto, la pubblicazione del nuovo portale ISTAT con la mappatura del Rischio comune per comune (LINK http://www.ingenio-web.it/Notizia/10168/E_tu_che_rischi_corri_e_ISTAT_pubblica_la_Mappa_dei_Rischi_dei_Comuni_Italiani.html).
Se chi ci governa e se il nuovo Dipartimento di Casa Italia avrà la capacità di gestire questo interessante compendio di informazioni che il rapporto ci da e di recepire le proposte fatte sicuramente avremo fatto un passo avanti nella gestione delle risorse per la riduzione della vulnerabilità del Paese.
Entrando nel merito della prima parte, il Capitolo 1 presenta una analisi delle banche dati oggi curate da istituti di ricerca ufficiali e nazionali, e che coprono l’intero territorio nazionale. La ricognizione effettuata (che ha coinvolto CNR, ISPRA, ISTAT, ENEA, INGV e MIBACT) ha evidenziato la presenza di molte informazioni, ma frammentate e disperse, con livelli qualitativi differenti rispetto a diverse tipologie di rischio.
Questo quadro rende difficile a un singolo cittadino conoscere il livello di sicurezza che caratterizza il luogo in cui abita (attenzione non solo il luogo però, anche l'edificio) e a chi è responsabile delle scelte politiche di individuare in modo oggettivo le priorità di intervento. Il Capitolo 2 analizza invece le informazioni disponibili a livello di un singolo edificio, il cui livello di rischio può essere sensibilmente differente rispetto alla media di quelli del comune dove è localizzato, tanto che da tempo si discute della possibile obbligatorietà di un vero e proprio fascicolo del fabbricato. La ricognizione ha evidenziato come già oggi le pubbliche amministrazioni dispongano di molte informazioni utili per misurare il livello di sicurezza e di qualità ambientale di un edificio, pur con una frammentazione delle informazioni tra diversi soggetti e una copertura parziale del patrimonio abitativo. Si è quindi ritenuto prioritario, rispetto alla previsione di nuovi obblighi normativi, assicurare che le informazioni già oggi esistenti siano rese fruibili e i diversi sistemi interoperabili, attraverso la progettazione di un Repository unico delle informazioni sugli edifici, che dovrebbe essere gestito dall’Agenzia delle Entrate-Catasto.
 
I miei COMMENTI, OSSERVAZIONI, PERPLESSITA’
PAG. 21
Quando non sia possibile ridurre adeguatamente il livello di rischio intervenendo sulla pericolosità, come nel caso del rischio sismico, è prioritario intervenire sulla vulnerabilità. Questo tipo di azioni (si pensi ad esempio al miglioramento o adeguamento delle condizioni strutturali di un edificio, o di un gruppo di edifici) consentono infatti comunque alle persone di continuare a vivere nel proprio ambiente; in particolare, vanno privilegiate le azioni meno invasive, che possono al più richiedere un temporaneo allontanamento dalla propria abitazione.
 
Osservazione AD:
E’ un passaggio che ritroviamo in tutto il documento. La priorità è quella degli interventi leggeri, quelli che lasciano le persone nel case mentre si interviene. Detto che non ci stiamo occupando di sostituzione di infissi, quindi intervenire su una struttura ha spesso i suoi rischi, sarebbe più opportuno ragionare in termini di rapporto qualità dell’intervento (strutturale, sociale)/costi. In molti Paesi, come poi il rapporto nella parte urbanistica riprende, si sono fatte politiche di sostituzione abitativa anche nella settore immobiliare residenziale pubblico (case ex IACCP) che hanno portato a nuovi quartieri sicuri e vivibili. Con la scelta fatta il rapporto sembra indirizzare il Paese verso la soluzione del “rattoppo”, non della “riqualificazione”.
 
PAG. 31
Nelle diverse realtà territoriali del Paese, due sono i principali rischi di natura socio-economica che paiono intercettare e acuire la pericolosità caratteristica del territorio:
a) l’abbandono e lo spopolamento dei cosiddetti “territori interni” ossia centri storici, borghi, villaggi, soprattutto della dorsale appenninica, ricchi di risorse storiche e ambientali ma sempre più distanti da opportunità di sviluppo e servizi essenziali a garantire la qualità della vita dei cittadini
b) il degrado sociale ed edilizio delle cosiddette “periferie” delle aree urbane e delle città metropolitane del Paese, ambiti complessi e fragili con popolazioni impoverite economicamente
e socialmente, in contesti per lo più deprivati di opportunità di trasformazione e cambiamento
 
Osservazione AD:
Far tornare le persone a vivere in paesini, borghi e contrade isolate sull’Appennino non fa aumentare l’Esposizione, e quindi il rischio? in effetti il Rapporto poi questo problema lo tratta, e questo fa capire che il documento vada letto nella sua completezza.
 
PAG. 38
Anche la quantificazione della componente di esposizione può basarsi su dati di censimento Istat, e in particolare su dati demografici. Le variabili maggiormente d’interesse a questo scopo sono la densità di popolazione sul territorio comunale, la densità di territorio comunale urbanizzata (ovvero il rapporto tra la superficie delle località Istat abitate e produttive - Tipo Loc 1,2 e 3 - e la superficie comunale), e il numero di edifici residenziali per km2. Queste descrivono da tre punti di vista complementari la presenza antropica in una data unità territoriale. Si noti che tali variabili forniscono una descrizione della popolazione residente, coerentemente con la quantificazione della vulnerabilità riferita all’edificato residenziale.
 
Osservazione AD:
Nel rapporto si da poca importanza nella valutazione dell’esposizione al valore strategico dell’edificio. Manca per esempio un elenco degli edifici strategici in cui si deve garantire la massima riduzione del rischio. Nei luoghi del sisma spesso le prime strutture a chiudere sono Ospedali, Comuni … salta la luce, il gas,, l’acqua, internet, rendendo la vita difficile anche per chi seguirà la fase tecnica post terremoto. Qualcosa è scritto a pagina 61, ma non basta (v. commenti successivi). Peraltro nel documento si parla troppo poco o niente della vulnerabilità delle infrastrutture, anche di quelle immateriali. 
 
Pag. 42
"la carta attualmente utilizzata che si basa sul metodo del ‘probabilistic seismic hazard assessment’ (PSHA), ha delle forti limitazioni, ma è attualmente l’unico database nazionale completo e ufficialmente adottato che risponde ai vincoli indicati nella premessa del capitolo. Una delle considerazioni relative al PSHA non coerenti con l’edificato nazionale è per esempio il presupposto che i 50 anni, adottati per il criterio probabilistico, corrispondano all’assunto che un edificio debba durare solo 50 anni, valore non accettabile per i beni culturali, oltre che per buona parte dell’edilizia pubblica e privata.”
 
Osservazione AD:
Il testo è malposto. Le norme tecniche, e nella nuova versione il tema sarà trattato in modo migliore (ecco perchè era necessario coinvolgere il Consiglio Superiore dei LLPP nella Commissione), quando parlano di vita utile di 50 anni non intendono che il professionista, quando progetta, debba intendere che dopo 50 anni l’opera va demolita. Massimo dopo 50 anni, non oltre, devono essere condotte le verifiche sulla struttura al fine di assicurare che le condizioni strutturali siano tali ancora da consentire l’uso dell’opera e/o si debba avviare azioni di manutenzione straordinaria. In sostanza l’elemento “piano di manutenzione” è una chiave del progetto. Teoricamente per un edificio progettato bene per i primi 50 anni dovrebbero bastare interventi di manutenzione ordinaria, poi a seguito delle verifiche (ovviamente da fare periodicamente, non solo alla fine) far partire eventuali manutenzioni straordinarie. La premessa quindi riportata nel testo è a mio parere non corretta e fuorviante.
 
Pag. 44
In sostanza, indipendentemente dal tempo e dalla probabilità di accadimento di un evento sismico, è utile sapere quale può essere la magnitudo massima che si può verificare in una data area e di conseguenza, tramite le leggi di attenuazione, calcolare l’accelerazione del suolo massima possibile. Comuni e cittadini potrebbero così decidere se adottare criteri di adeguamento antisismico con stime probabilistiche (che possono frequentemente sottostimare l’accelerazione del suolo, a(g)), ovvero optare per adeguare le proprie abitazioni alle accelerazioni massime stimabili in una data zona su base geologica, indipendentemente dal tempo e dalla probabilità di occorrenza futura del terremoto.
 
Osservazione AD:
Questa parte non ha senso tecnico. La magnitudo massima dipende dal tipo di rottura della faglia, ma tante faglie non sappiamo neppure come sono fatte sotto terra.
Peraltro non basta una legge di attenuazione per passare da una magnitudo all'accelerazione massima, è un sogno. La microzonazione sismica non c'entra con la magnitudo massima: è un esame fatto su aree limitate qual'è la velocità di propagazione e se ci sono effetti di sito, in sostanza per valutare quali sono gli effetti di amplificazione dovuta al terreno. Peraltro vi sono 3 livelli di indagine, e solo quella di III livello che è in grado dare delle informazioni “quasi deterministiche” (e comunque manca l’effetto di scala) e la valutazione non è solo geologica (ma in questo rapporto di Casa Italia non c'è molta geotecnica). Ma attenzione, i dati che si ottengono nascono da delle simulazioni numeriche, quindi da attività di modellazione, vanno quindi presi con grande attenzione, cosa che un professionista qualificato può fare e, comunque, non c'entra con il problema della magnitudo massima.
Infine, lasciare questa decisione al Comune o al Cittadino, come proposto dal Rapporto di Casa Italia è pura demagogia.
E per concludere, va rilevato che in ogni caso il dato probabilistico va considerato in quanto le NTC si basano tutte su calcoli probabilistici, e quindi non appare chiaro come si possa creare un legame diretto e univoco tra dati deterministici (teorici) e progettazione. Se fosse stato coinvolto nella Commissione ancora una volta il Consiglio Superiore dei LLPP, magari anche CNI e AGI su questi temi forse sarebbe stato meglio.
 
Pag. 46
Al fine di ottenere una stima dell’intervento economico necessario alla mitigazione del rischio in un Comune non è sufficiente l’informazione relativa alla distribuzione del numero di edifici per ciascun tipo di materiale (per esempio in calcestruzzo armato) e, separatamente, quella relativa alla distribuzione del numero di edifici costruiti in una data epoca di costruzione (per esempio prima del 1970); al contrario, occorre conoscere la distribuzione congiunta delle due variabili, ovvero il numero di edifici in ciascuna classe individuata dai livelli di ciascuna variabile (come edifici in calcestruzzo armato e prima del 1970). 
 
Osservazione AD:
La proposta va bene se si vuole avere un'indicazione molto generale del numero di edifici su cui probabilmente occorre intervenire. Sarebbe oppor, come in parte riportato anche dal documento nelle pagine successive, occorre integrare anche altri dati, come ad esempio il numero di vani (indicato) e il numero di piani (non indicato), la destinazione d’uso (indicato), l’aggregazione ad altri edifici (indicato).
 
Pag. 61
La pericolosità sismica potrà dunque essere valutata su base probabilistica per gli edifici che hanno una reale previsione di utilizzo e vita di soli 50 anni. Invece, per gli edifici pubblici
– quali scuole, ospedali, beni culturali, prefetture, municipi e impianti industriali a rischio di incidente rilevante – la pericolosità sismica potrà essere quantificata indicando l’accelerazione massima ipotizzabile conseguente al terremoto di magnitudo massima atteso per quella data area.
 
Osservazione AD:
Vedi il commento scritto per pagina 44.
 
Pag. 62
Il capitolo precedente ha presentato un primo quadro informativo su pericolosità, vulnerabilità e esposizione ai rischi naturali, adottando il Comune come unità di analisi. E’ una scelta che, come visto, contribuisce a diffondere una maggiore consapevolezza sulla fragilità del nostro territorio; tuttavia, conoscere le caratteristiche di un Comune non è sufficiente per comprendere il rischio associato a uno specifico edificio, che può discostarsi anche in modo sensibile rispetto alla media comunale.
Almeno in linea teorica, questo scostamento può riguardare tutte e tre le dimensioni del rischio;
  • La pericolosità può infatti assumere livelli significativamente differenti all’interno di uno stesso comune; è un problema che, in modo più o meno accentuato, vale per quasi tutti i rischi naturali (idrogeologico, vulcanico, sismico);
  • La vulnerabilità del singolo edificio dipende dai materiali, dalla qualità costruttiva e dal terreno su cui è edificato;
  • L’esposizione è correlata al numero delle persone che vi abitano (danno umano) e alla dimensione e al valore dell’edificio, non solo in termini economici ma anche con riferimento alla rilevanza storica e culturale del bene.
Osservazione AD:
La prima considerazione è condivisibile. In California una parte fondamentale della prevenzione si fa analizzando il posizionamento delle faglie e vietando la costruzione in queste aree. La seconda manca dell’elemento fondamentale: la qualità progettuale. Inoltre più che dei “materiali” si dovrebbe parlare “dello stato di conservazione dei materiali” e  di "tipologia costruttiva".
 
Pag. 79
Appare quindi prioritario, per attivare una politica di promozione della sicurezza degli edifici estesa all’intero territorio nazionale, intervenire su queste difficoltà, realizzando un repository unico delle informazioni relative agli edifici. Sulla base delle considerazioni precedenti, è a nostro avviso opportuno che il punto di accesso del sistema sia presso l’Agenzia delle Entrate, che è in grado di assicurare una definizione univoca degli immobili, estesa in modo omogeneo all’intero territorio nazionale. Il sistema informativo dell’Agenzia delle Entrate dovrebbe essere quindi: 
Integrato, assicurando una geolocalizzazione degli edifici presenti, importante per associare agli edifici le informazioni di dettaglio relative alla pericolosità del territorio in cui sono insediati;
Reso interoperabile con le altre fonti di informazioni, seguendo di fatto la strada già tracciata a livello normativo con la realizzazione del SIAPE;
Reso accessibile in modo esteso alle pubbliche amministrazioni (in modo da assicurare un utilizzo di tutte le informazioni esistenti nella progettazione delle politiche nazionali, regionali
e locali) e in modo puntuale al proprietario di ciascun immobile.
 
Osservazione AD:
Già adesso la zonazione sismica consente a chiunque di entrare con le coordinate e estrarre accelerazione di ancoraggio dello spettro e spettro stesso. In ogni caso proposta condivisibile. Ma perchè allora affidare il DB all’agenza dell’entrate e quindi al Ministero delle Finanze. Solo per una questione di catasto? perchè non affidarne la gestione alCNR che con alcuni progetti, come il progetto MITO ha già trattato queste tematiche e che è intervenuto poi in ogni terremoto con servizi di georeferenziazione. La sensazione è che CASA ITALIA sia un progetto solo del MISE, e voglia tenere fuori MIT e MIUR in ogni modo (più spazio invece al MIBACT). E’ una sensazione personale, ma suffragata dai numerosi elementi che riporto in questo mio articolo.
 
La Seconda PARTE del RAPPORTO di CASA ITALIA
La II parte esamina le politiche per la riduzione della pericolosità dei fenomeni naturali, della vulnerabilità degli edifici di fronte a tale eventi e del livello di esposizione di persone e cose. Il Capitolo 3, in particolare, analizza le politiche per la riduzione della pericolosità dei fenomeni idrogeologici. In questo quadro, il ruolo del Governo centrale è di assicurare una conoscenza approfondita del territorio nazionale – in modo da identificare le priorità di intervento –, definire linee guida e finanziare e monitorare gli interventi. Poiché su questi ultimi aspetti è già attiva presso la Presidenza del Consiglio la Struttura di missione “Italia Sicura”, il rapporto si è focalizzato sulla effettiva possibilità che le informazioni oggi disponibili consentano di determinare correttamente le priorità di intervento. Emerge invece purtroppo un quadro informativo disomogeneo, frammentario e poco aggiornato, in cui le singole Autorità di bacino seguono modalità di rilevazioni dei dati differenti, rendendoli di fatto non comparabili. Inoltre, il 50% dei Piani Stralcio dell’Assetto Idrogeologico (PAI) non è stato aggiornato negli ultimi 5 anni. E’ prioritario migliorare la disponibilità e la qualità dei dati adottando una metodologia unica per redigere le mappe di pericolosità – secondo le indicazioni che vengono espresse in modo dettagliato nel capitolo – sfruttando, nel contempo, le opportunità che derivano dalle tecnologie satellitari per un monitoraggio più frequente, in particolare delle frane a cinematismo lento.
Il Capitolo 4 analizza le politiche per la riduzione della vulnerabilità degli edifici, particolarmente rilevanti a fronte di eventi sismici. In questo ambito, il Governo ha agito in modo importante nella Legge di stabilità 2017, estendendo l’entità e l’ambito di applicazione del cosiddetto bonus sismico. Tuttavia, il sostegno finanziario costituisce una condizione necessaria, ma non sufficiente, per innescare effettivamente gli interventi di riduzione della vulnerabilità; esso deve essere accompagnato da una consapevolezza diffusa della necessità di intervenire sugli edifici più vulnerabili e dalla disponibilità di tecnologie che rendano il progetto compatibile con la fruibilità continuativa dell’edificio da parte degli abitanti. I Piani d’azione prioritari individuati nel capitolo agiscono su questi aspetti e comprendono:
  • un intervento diffuso di diagnostica speditiva, con oneri a carico dello Stato, per gli oltre 550.000 edifici residenziali maggiormente vulnerabili (realizzati in muratura portante o in calcestruzzo armato prima del 1971) nei Comuni caratterizzati da maggiore pericolosità sismica, in modo da sensibilizzare i proprietari degli edifici più pericolosi per la vita umana;
  • l’attivazione di 10 cantieri sperimentali, diffusi su tutto il territorio nazionale, dove applicare soluzioni che consentano di aumentare la sicurezza degli edifici senza richiedere l’allontanamento di chi vi abita;
  • la realizzazione di una Scuola sicura, con funzione di Community center, che potrebbe essere idealmente estesa a tutti i Comuni a maggiore pericolosità sismica. L’intervento sui singoli edifici deve, infatti, per essere efficace, accompagnarsi al mantenimento delle infrastrutture fondamentali di una comunità, tra cui la Scuola occupa un ruolo prioritario.
Il Capitolo 5, infine, analizza le politiche di contenimento e riduzione dell’esposizione, sotto forma di divieto alla localizzazione di edifici residenziali in alcune aree o all’incentivazione al loro abbandono. Sono le politiche più “traumatiche”, perché impongono lo spostamento fisico e irreversibile delle persone, ma talvolta inevitabili. Il rapporto analizza le diverse soluzioni adottate in ambito internazionale e sottolinea come sia prioritario oggi in Italia creare un quadro conoscitivo affidabile del numero di edifici localizzati in luoghi poco sicuri, collegandolo in maniera inequivocabile alla normativa vigente. La complessità, sociale prima che tecnica, del tema, evidente, ha suggerito di affrontarlo attraverso l’approfondimento di un Caso prototipale, quello del Comune di Messina, in cui analizzare la fattibilità di diversi possibili sistemi per sostenere la decompressione abitativa delle aree a rischio (trasferimento di diritti volumetrici, incentivi fiscali,…).
 
I miei COMMENTI, OSSERVAZIONI, PERPLESSITA’
Pag. 94
Coerentemente con questo quadro, l’azione degli ultimi Governi ha incentivato l’intervento privato, attraverso il riconoscimento di detrazioni fiscali agli interventi tesi a ridurre la vulnerabilità sismica degli edifici. Il Decreto Legge n. 63 del 4 giugno 2013, poi convertito nella Legge 90/2013, in particolare, ha introdotto una speciale detrazione pari al 65% per le spese sostenute per effettuare lavori ed interventi preventivi di miglioramento ed adeguamento sismico in edifici esistenti. Tali disposizioni sono state prorogate dalle successive Leggi di stabilità (Legge 147/2013 e Legge 190/2014). In particolare, la Legge di Stabilità 2016 (Legge 208/2015) conferma per il 2016 tali disposizioni, prevedendo pertanto una detrazione fiscale del 65% ripartita in 10 anni con un tetto massimo di 96 mila euro. Gli interventi (eseguiti a partire dal 4 agosto 2013, data di entrata in vigore della Legge 90/2013) compresi nell’agevolazione includono le abitazioni principali e gli immobili a destinazione produttiva situati nelle zone sismiche 1 e 2.
 
Osservazione AD:
Questo testo è un po’ filogovernativo. Non si dice che - non avendo in quegli anni pubblicato una norma sulla classificazione sismica - era praticamente impossibile spendere i soldi messi a disposizione per il SISMO BONUS. Eppure la “commissione Lupi” coordinata dall'ing. Baratono, e in cui erano anche presenti i Proff. Braga, Calvi, Dolce, Manfredi e i rappresentanti dell'Associazione ISI, aveva predisposto già nel 2015 una proposta di classificazione sismica degli edifici. Far partecipare alla Commissione un membro di quella Commissione (lo assicuro, esistono ancora ...), o di quella che ha lavorato poi al secondo testo sul SISMA BONUS (coordinata dal Prof. Cosenza)  sarebbe stato un atto utile, lo si capisce leggendo il testo nella parte tecnica.
 
Pag. 94
… l’intervento non sia limitato a pochi edifici, ma interessi l’insediamento urbano nel suo insieme o, quanto meno, un insieme di edifici tale da mantenere la struttura urbana attiva anche in presenza di un evento cataclismatico (si veda su questo tema il concetto di Struttura Urbana Minima, cfr. Box 42). Anche questo aspetto riveste in Italia una importanza particolare, poiché molti dei luoghi a maggiore pericolosità sismica costituiscono un patrimonio culturale diffuso, che può essere salvaguardato solo nella sua interezza e non con interventi episodici e disordinati.
 
Osservazione AD:
E’ la parte tecnica migliore del testo. Inutile da parte mia riassumere quanto scritto in ambito urbanistico sul tema della vulnerabilità sismica e sul concetto di Struttura Urbana Minima. Consiglio di leggere direttamente il testo.
 
Pag.  98
Il “bonus sismico” agisce in modo importante sulla terza di queste condizioni, ma non sulle altre. Per rafforzarne l’impatto, sono stati quindi individuati tre Piani d’azione, che vengono illustrati di seguito, che hanno l’obiettivo di costituire misure complementari a quelle già in atto. In particolare:
  • il Piano d’Azione “Diagnostica speditiva” ha l’obiettivo di assicurare che i proprietari degli edifici a maggior rischio per la vita umana siano informati della vulnerabilità delle proprie abitazioni, in modo da incentivare l’utilizzo del bonus sismico per rafforzarne le caratteristiche;
  • il Piano d’Azione “Cantieri” ha l’obiettivo di sperimentare e mostrare localmente, con esempi concreti, la possibilità di migliorare il livello di sicurezza degli edifici senza la necessità di un loro abbandono da parte degli abitanti all’interno di un processo che promuove una più generale attenzione alla resilienza del sistema urbano nel suo insieme;
Osservazione AD:
La diagnosi speditiva è una proposta interessante ma va approfondita. Il documento non da molte informazioni tecniche ma evidenzia che il programma debba essere studiato con la collaborazione di soggetti esterni, tra cui la Rete delle Professioni, e questo è importante. Sul Piano d’Azione “Cantieri” ho molti dubbi, come osserverò puntualmente in seguito. Il Prof. Azzone mi ha segnalato che il documento non riporta il fatto che comunque ogni cantiere sarà seguito da un gruppo di ricerca universitario. Se così fosse (non ho dubbi a credere in Azzone, ma ora non è più lui il referente…) molte mie osservazioni cadono.
Devo segnalare un’altra osservazione che il prof. Azzone mi ha cortesemente dato. L’obiettivo di realizzare dei cantieri in cui testare tecniche di intervento leggere in cui non si richiede l’’allontanamento dell’inquilino o utilizzatore, nasce dal fatto che durante le consultazioni sia emerso che la maggior parte delle soluzioni proposte oggi dal mercato, soprattutto in ambito residenziale, vadano in direzione opposta. Più quindi che sperimentare soluzioni che di fatto sono già disponibili sul mercato si è inteso fosse utile sperimentare soluzioni che seguono un’altra filosofia. I “cantieri” potrebbero essere anche utili per dare una risposta negativa. Tutto questo ha un suo senso. Anche sul “discusso caso dei 10 prototipi” le informazioni che il prof. Azzone mi ha dato sono utili per poter rispondere a tante domande e critiche poste dal mondo tecnico. L’individuare 10 prototipi non serve per individuare 10 soluzioni standard che poi i tecnici possono utilizzare, ma individuare 10 situazioni tipiche in cui fare la sperimentazione (almeno questo è ciò che ho compreso dalla nostra duplice conversazione). Devo però osservare che non solo i messaggi lanciati dai politici fino ad oggi dicevano cose diverse, ma anche il rapporto, quando parla delle linee guida, non è molto chiaro su questo punto e porta il lettore a capire esattamente il contrario. Repetita iuvant: una rilettura del rapporto dal arte di una commissione tecnica fatta di strutturasti e geotecnici sarebbe opportuna. Chiamate questo rapporto Rev. 01, e fate uscire una Rev. 02, nulla è immutabile.
 
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Per minimizzare le perdite di vite umane occorre, quindi, focalizzare immediatamente l’attenzione sugli edifici con vulnerabilità V6 localizzati nelle aree a maggiore pericolosità sismica.
Questo grado di vulnerabilità può caratterizzare gli edifici:
  • in muratura portante, se non siano stati oggetto di specifici interventi di rinforzo (cfr. figura 4.3);
  • in calcestruzzo armato, in assenza di norme antisismiche, per effetto della scarsa qualità dei materiali e del grado di deterioramento (cfr. figura 4.4).
Osservazione AD:
Nel rapporto si parla sempre e solo di aspetti critici relativi a strutture in muratura o in CA, praticamente non si parla di acciaio, del legno si parla solo bene. E’ vero che i dati ISTAT riguardano solo queste soluzioni costruttive, in quanto sono le più diffuse, è vero che le NTC dedicano più spazio, quando si parla di strutture vulnerabili, a queste soluzioni, ma come viene trattato il tema della scelta delle priorità è a mio parere non corretto, crea inutili allarmi, ed è discriminatorio per il mercato delle costruzioni. In Emilia sono crollati capannoni del 2001/2/3 non per scarsezza del calcestruzzo prefabbricato ma perchè progettati per non essere in zona sismica. Alcuni di questi erano costruiti con strutture in acciaio. I primi e unici edifici a dare dei problemi nel “PROGETTO C.A.S.E. del L’Aquila, esempi virtuoso di come affrontare il post terremoto, di cui il Rapporto non parla, sono edifici in legno. Durante il sisma in Emilia quasi nessun edificio in muratura progettato con norme sismiche ha avuto dei problemi. Allora perchè considerare a rischio tutti gli edifici a muratura portante e non solo quelli realizzati prima di certe date ? Allora perchè parlare solo di cemento armato e muratura. Chissenefrega dell’ISTAT, se si danno indicazioni tecniche devono essere complete.
 
Pag. 103
4.2.3 I soggetti coinvolti e le fasi dell’intervento
La gestione dell’intero processo è di competenza del MIT e prevede il coinvolgimento attivo della Rete delle Professioni Tecniche. Operativamente, si prevede che:
Si individuino, a partire dalle informazioni contenute nel Censimento delle abitazioni 2011 gli edifici che dovranno essere soggetti all’analisi speditiva;
Si metta a punto una convenzione con gli ordini professionali interessati per individuare i professionisti incaricati delle rilevazioni;
I risultati della rilevazione, ovvero la classe di vulnerabilità degli edifici, siano comunicate ai proprietari degli immobili.
Complessivamente, si stima che sia possibile completare la rilevazione entro un anno dall’avvio, con costi a carico della finanza pubblica di poco superiori ai 100 milioni di €.
 
Osservazione AD:
Occorrerebbe capire meglio cosa si intende fare con questa analisi speditiva: per esempio se il professionista deve limitarsi semplicemente ad accertare visivamente che l'edificio è in classe F (la peggiore) per comprendere la proposta. Anche perchè, avendo individuato circa 500.000 edifici da controllare, edifici non appartamenti, sono circa 200 euro ad edificio. Sono sufficienti? Dipende dal tipo di analisi ovviamente (e poi capire se un'analisi speditiva è a questo punto utile). Se si chiede qualcosa di più vorrei sottolineare come abbiamo dato alcune decine di migliaia di euro a un regista per scrivere un capito del rapporto e ora diamo 200 euro a un professionista per fare una valutazione speditiva di un edificio? pochi ricevono tantissimi incarichi dalla P.A., soprattutto a livello centrale, ben remunerati, poi si chiede ai professionisti di fare gli AGIBILITATORI gratis.
 
Pagina 104
Il Piano d’Azione “Cantieri” ha l’obiettivo prioritario di intervenire su edifici residenziali, di proprietà pubblica, al fine di:
sperimentare soluzioni costruttive innovative, in grado di aumentare la sicurezza degli abitanti a fronte di eventi sismici, mantenendo nel contempo l’edificio vivibile e utilizzabile durante
tutte le fasi dell’intervento;
derivare, a valle della sperimentazione, linee guida che possano costituire un riferimento per interventi di prevenzione estesi all’intero territorio nazionale;
 
Osservazione AD
Più che un’osservazione una preoccupazione. Un documento così importante non può non passare attraverso una verifica tecnica solida. Per esempio, tutte le Linee Guida del Consiglio Superiore dei LLPP passano al vaglio di una commissione relatrice dopo la redazione, e poi attraverso una verifica dell’Assemblea, costituita da tecnici, avvocati, rappresentanti del mondo istituzionale, delle professioni … e la Commissione di Casa Italia manca di molte di queste figure. Dovrebbe esserci una naturale collaborazione su questi temi con il Consiglio Superiore.
 
Pag. 106
L’individuazione degli obiettivi di riduzione della vulnerabilità. 
A partire dai risultati della fase diagnostica preliminare, si individuano gli obiettivi di miglioramento o adeguamento sismico, così come previsto dalle NTC del 2008-2016, ponendosi come obiettivo la permanenza delle persone nelle proprie abitazioni o il temporaneo breve allontanamento. Gli interventi dovranno:
prevedere un progetto di adeguamento sismico (o, quando questo non sia compatibile con l’obiettivo di consentire la permanenza nell’edificio degli abitanti, miglioramento sismico), sulla base del modello numerico definito in fase preliminare;
utilizzare tecnologie leggere e con ridotta invasività, assicurando nel contempo la qualità energetica e architettonica dell’intervento e la sicurezza complessiva dell’edificio;
procedere alla caratterizzazione dinamica sperimentale dell’edificio finito, per valutare la reale efficacia dell’intervento e predisporre un piano di manutenzione.
 
Osservazioni AD
  • Dalla lettura di questa parte si ha l'impressione che chi ha scritto la cosa non abbia capito che differenza ci sia tra miglioramento e adeguamento.
  • Non sono neppure d'accordo sul basare la scelta se adeguare o migliorare solo sul fatto che l’occupante possa o non possa restare durante i lavori. E' un fattore da considerare, non l'unico elemento, e non l'unico importante.
  • In un documento tecnico perale generalmente di utilizzare tecnologie leggere  è superficiale.
  • "procedere alla caratterizzazione dinamica sperimentale dell’edificio finito, per valutare la reale efficacia dell’intervento e predisporre un piano di manutenzione.” Inutile e costoso. Costoso e inutile. 
 
Pag. 104 - 111
4.3 Il Piano d’Azione Cantieri
 
Osservazione AD
In tutto il paragrafo non si accenna a chi fa la parte tecnica. Nel precedente paragrafo si parlava di MIT e RdP, qui no. Ma su questo ho già scritto un’osservazione.
 
Pag. 112-113
La scuola, secondo l’arch. Piano, deve essere un volume semplice, ad esempio un quadrato, avere una corte interna, svilupparsi su due piani più il tetto e essere disegnata secondo i seguenti principi:
  • Il piano terra: la città di tutti
  • Il primo piano: gli spazi per lo studio
  • Il tetto: lo svago e l'esplorazione del mondo
  • Il giardino interno: il centro del mondo
  • Il giardino esterno: il contatto con la terra
  • La torre dei libri
  • Costruire in legno e misurare i consumi.
 Osservazione AD
Tutto il capitolo 4.4 è poco comprensibile e sembra un “copia incolla” all’interno del documento. Ho provato a rileggerlo ma non si capisce quale sia la finalità del capitolo: definire un modello di edificio scolastico? un programma formativo? una nuova linea guida per la didattica? in ogni caso è una vera e propria marchetta sul costruire in Legno. Peraltro si danno informazioni sbagliate anche da un punto di vista architettonico e della sicurezza: propagandare che per dare una scuola sicura debba essere un cubo come nelle costruzioni romane significa non capire che oggi la tecnica può rendere sicure anche le bellissime architetture complesse che grazie ai nuovi sistemi costruttivi oggi è possibile fare. Anche quelle fatte da Renzo Piano in altri Paesi.
 
Pag. 116
L’economicità della struttura va ricercata nel senso più ampio: non solo nel prezzo degli elementi scelti, che sono tutti tradizionali e di facile reperibilità sul mercato, ma anche, soprattutto, nella rapidità di esecuzione e di assemblaggio per la maggior parte a secco.
Il sistema strutturale è al tempo stesso elementare ed efficace: colonne in acciaio sostengono travi in legno lamellare su cui sono applicati pannelli in x-lam, o legno incrociato, che sono l’impalcato calpestabile, mentre setti in calcestruzzo dei vani scale ed ascensore completano il sistema sismo-resistente assorbendo le forze orizzontali. La maglia regolare consente di definire con chiarezza la distribuzione degli sforzi, permettendo di ottimizzare l’impiego dei diversi materiali.
La leggerezza dei materiali adottati, in particolare del legno, consente da un lato un notevole risparmio nelle fondazioni, che sono superficiali evitando l’approfondimento degli scavi e la realizzazione di pali, dall’altro riduce il rischio sismico che è direttamente proporzionale alla massa.
I pannelli di x-lam sono elementi ad alto tasso di prefabbricazione, che giungono in cantiere prefiniti, semplicemente da assemblare con chiodi e viti alle travi ed alle colonne. Gli strati successivi con le fibre in direzioni incrociate riducono i fenomeni viscosi e di fessurazione dovuta all’essicazione, tipici dei prodotti a base di legno, aumentando la durabilità degli elementi. Come per le travi in legno lamellare, il processo di produzione industriale garantisce un elevato controllo sulla qualità e quindi sulle prestazioni del materiale. È possibile ottenere travi e pannelli senza vincoli sulle dimensioni se non quelle legate al trasporto, così da avere elementi per i quali adottare modelli di trave continua, staticamente più efficiente, in particolare in corrispondenza degli sbalzi.
La resistenza al fuoco delle strutture è garantita dalla massività degli elementi stessi: nel legno la carbonizzazione degli strati più esterni fa da elemento protettivo a quelli interni, mentre le colonne di acciaio sono riempite di cls per aumentare l’inerzia termica sfruttando la scarsa trasmittanza del calcestruzzo.
 
Osservazioni AD
Si tratta dell’ulteriore promozione del legno, in questo caso si sceglie poi una specifica tipologia:  Xlam. Solo che chi l’ha scritta non ha molte cognizioni tecniche, ne quando denigra il legno lamellare rispetto all’Xlam, ne quando parla della resistenza al fuoco del legno, o quando afferma che il calcestruzzo non è un ponte termico, ne quando semplifica il problema dei collegamenti tra parti strutturali, soprattutto se pensiamo che con questo Rapporto si voglia andare verso un costruire sicuro, ne perchè di preoccupa di altre funzionalità che un edificio scolastico deve avere, come l’isolamento acustico, e non solo alle alte frequenze. Alcuni errori riguardano cognizioni che si imparano al II anno di Ingegneria. 
Questa parte tecnica non impedisce al documento di essere utile (grazie alle altre parti) ma ne è sicuramente un fardello che, considerata l’importanza del Rapporto e il costo sostenuto, non doveva essere assolutamente presente.
 
Pag. 119
  • impedire l’edificazione di nuovi edifici residenziali – o comunque di nuovi alloggi – in luoghi comprovatamente e dichiaratamente insicuri;
  • impedire la conversione in residenze di edifici aventi altre funzioni – ma anche il ripristino di edifici residenziali in stato di abbandono – ubicati in luoghi comprovatamente e dichiaratamente insicuri;
  • favorire il trasferimento altrove di eventuali diritti edificatori non ancora esercitati.
Osservazioni AD
Questa area va letta pensando a tutti i rischi, un po' meno per quelli sismici (cosa facciamo, non costruiamo in tutte le sone sismiche 1 ?). In generale questa parte relativa alla necessità di arrivare a un nuovo quadro normativo che impedisca di costruire in zone pericolose, e non solo tramite divieti è ben scritta e vale la pena che possa essere di riferimento per qualsiasi aggiornamento della normativa urbanistica italiana.
 
La terza PARTE del RAPPORTO di CASA ITALIA
Questa parte analizza alcuni interventi, complementari rispetto a quelli volti a ridurre il rischio da eventi naturali ma altrettanto importanti per assicurare l’efficacia del programma Casa Italia: politiche volte al rafforzamento della resilienza delle comunità, interventi formativi e progettazione del sistema di finanziamento.
Il Capitolo 6, in particolare, discute le modalità per rafforzare la resilienza delle comunità, cioè la loro capacità di reagire agli shock determinati da eventi dannosi o catastrofici; si tratta di una capacità che, anche nel nostro Paese, ha influito in modo determinante sui tempi di recupero successivi a eventi cataclismatici. Il tema viene declinato per due diverse fattispecie localizzative, le aree urbane periferiche soggette a degrado e i territori appenninici soggetti a spopolamento e impoverimento, analizzando i casi in cui questi siano in luoghi a elevata pericolosità naturale. Per le aree urbane periferiche, dove dai primi anni ’90 sono stati investiti circa 5 miliardi di €, è prioritario uscire dalla fase sperimentale ed emergenziale che ha caratterizzato finora gli interventi, individuando delle chiare priorità strategiche – all’interno delle quali appare opportuno inserire il tema del rischio naturale, cosa mai fatta in passato – sostenendo e incentivando lo sviluppo della capacità progettuale dei Comuni coerentemente con queste priorità. Per i territori interni, i cui fenomeni di spopolamento mettono a repentaglio la conservazione del patrimonio naturale e antropico – non si può che valutare positivamente il cambio di rotta che ha caratterizzato la Strategia Nazionale delle Aree Interne (SNAI); appare ora prioritario assicurare l’integrazione e la tematizzazione del rischio naturale e antropico come criteri prioritari di scelta dei luoghi su cui applicare l’azione pubblica e la riduzione di alcune complessità del meccanismo.
Il Capitolo 7 analizza alcune esperienze internazionali significative (tra le altre, quelle di Giappone, Nuova Zelanda e California), per individuare possibili progetti formativi in grado di enfatizzare i risultati delle politiche descritte nella seconda parte del rapporto. Sulla base di questa analisi sono stati identificati due Piani d’azione prioritari:
  • il primo prevede l’uso delle Mappe del rischio naturale dei Comuni italiani – elaborate nell’ambito del progetto – come strumento di formazione all’interno delle Scuole italiane, per aumentare la consapevolezza sulla fragilità del territorio nelle generazioni più giovani e, attraverso queste, in tutta la popolazione;
  • Il secondo consiste nella realizzazione di un MOOC, ad accesso aperto e gratuito, basato sulle esperienze dei “10 Cantieri”. In questo modo, le soluzioni prototipali sviluppate nei Cantieri potranno generare delle vere e proprie linee guida “visive” – rese più funzionali dalla possibilità fornite dagli strumenti multimediali – a disposizione dei progettisti, accelerando la diffusione su tutto il territorio nazionale delle esperienze maturate nel progetto.
Il Capitolo 8, infine, affronta il tema della gestione finanziaria del rischio naturale. L’analisi condotta ha evidenziato come i fabbisogni finanziari dei diversi tipi di interventi abbiano un livello di prevedibilità oggi differente. Nel caso della pericolosità, è già stato stilato un elenco di circa 7.000 interventi, su base regionale, che comportano complessivamente un investimento stimato in 22 miliardi di €. Nel caso della vulnerabilità, l’entità dell’investimento dipende dagli obiettivi specifici che la politica vorrà darsi: a titolo d’esempio, il miglioramento di un livello della vulnerabilità dei soli edifici in muratura portante, localizzati nei Comuni a maggiori pericolosità sismica, comporta un investimento dell’ordine dei 36 miliardi di €; questo valore cresce naturalmente all’aumentare del livello di miglioramento desiderato e della tipologia di edifici e di Comuni coinvolti. Infine, nel caso dell’esposizione al rischio, non si dispone a oggi di informazioni sufficienti per una stima realistica degli investimenti necessari. Proprio per questo, il capitolo non individua un singolo strumento finanziario, ma analizza – alla luce delle più importanti esperienze internazionali – le alternative disponibili (assistenza finanziaria diretta, schemi assicurativi) con riferimento sia al finanziamento che al trasferimento dei rischi, allo scopo di fornire al legislatore un quadro analitico dei relativi punti di forza e di debolezza.
 
I miei COMMENTI, OSSERVAZIONI, PERPLESSITA’

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6.1.2 Politiche per i territori interni
Quelli che abbiamo chiamato “territori interni” corrispondono ad ambiti territoriali spesso particolarmente fragili dal punto di vista dei rischi naturali (soprattutto sismico e idrogeologico) e, quindi, anche per questo, colpiti da forti fenomeni di spopolamento e abbandono. Di fronte alla presenza dei rischi, i fenomeni di spopolamento assumono una doppia valenza: da un lato riducono l’esposizione (dal momento che la popolazione si trasferisce autonomamente altrove), dall’altro, però, mettono a repentaglio la conservazione del patrimonio naturale e antropico caratteristico del Paese.
 
Osservazione AD
Fa seguito a una mia precedente osservazione (all’inizio). Correttamente si riporta che avviene una riduzione dell’esposizione a causa dei fenomeni di abbandono di alcuni territori, dall’altro che questo abbandono poi si trasforma in mancata manutenzione dei sottoboschi, degli alvei dei fiumi, delle strade, degli edifici … A tel proposito mi sembra che nel documento, nella parte analitica iniziale non si sia affrontato a sufficienza il problema della regolamentazione degli alvei dei fiumi. Innanzitutto il fatto che gli eccessivi divieti di scavo nei periodi di secca abbiamo portato ad aere alvei spesso sporchi che creano problemi durante i periodi umidi, soprattutto in casi di grandi fenomeni meteorici. In ogni caso è importante che il documento abbia trattato il rapporto tra Sociale e Sicurezza, e in questo è molto innovativo.
 
Pagina 158
Capitolo 7 - La formazione a supporto delle politiche di promozione della sicurezza di Casa Italia
Le prime due parti di questo rapporto hanno evidenziato un insieme di interventi per la promozione della sicurezza nel Paese, che possono essere avviati rapidamente, sono compatibili con le risorse finanziarie esistenti e sono complementari alle misure già avviate da altre amministrazioni centrali o da altri livelli di governo.
In estrema sintesi, questi progetti possono essere ricondotti a due categorie di interventi:
  • azioni che assicurano la creazione di un quadro informativo omogeneo e approfondito sul territorio nazionale; si tratta di interventi che hanno l’obiettivo di creare una maggiore consapevolezza della fragilità del nostro Paese e delle specifiche priorità di intervento in ciascuna area e in ogni edificio;
  • azioni prototipali e sperimentazioni su piccola scala, che possano mettere a punto e testare soluzioni progettuali innovative, applicabili poi in modo più esteso. Sono interventi che assicurano una migliore qualità progettuale, consentendo quindi di utilizzare in modo più efficace e più efficiente le risorse pubbliche e private destinate alla promozione della sicurezza.
 
Osservazione AD
Non sono d’accordo sul secondo punto. E' troppo semplicistico pensare che si possa fare della sperimentazione su piccola scala che possano sostituire la ricerca di università, CNR, ENEA e aziende. Si trovi il modo non di mettere a fatto comune i risultati di queste ricerche, e dare maggiori finanziamenti ad esse, ma con un maggiore controllo (molto spesso i contributi all’innovazione alle aziende sono solo interventi a pioggia). Non occorre sovrapporre a questo mondo un altro soggetto di ricerca
 
Pag. 166
7.2.2 Il Piano “Creazione di MOOCs a partire dall’esperienza dei Cantieri”
Un secondo Piano d’Azione è funzionale a valorizzare le esperienze che verranno sviluppate nel Progetto Cantieri, finalizzato a:
  • sperimentare soluzioni costruttive innovative.
  • derivare, a valle della sperimentazione, linee guida che possano costituire un riferimento per interventi di prevenzione estesi all’intero territorio nazionale.
  • rappresentare occasioni di un più ampio coinvolgimento sul tema della prevenzione;
  • consentire una riflessione “dal basso” sulle politiche.
Osservazione AD
Parto dall’osservazione fatta prima. Casa Italia non può essere un moltiplicatore di spese, ma un soggetto che finalizza meglio le spese che già si fanno. Peraltro qui è netto lo scollamento tra chi ha predisposto questo rapporto e chi si sta occupando di queste materie. Il Consiglio Superiore dei LLPP, con poche risorse umane ed economiche, con grande attenzione e rapporto con il mondo universitario e delle professioni, da tempo sta predisponendo linee guida su questi argomenti. Inutile cercare un altro soggetto, inutile auspicare la predisposizione di documenti che o esistono già o sono in fase di preparazione. Documenti che peraltro hanno la capacità di non privilegiare alcun materiale rispetto ad altri (come si è fatto in questo rapporto). E sul piano della ricerca vanno ricordate le Istruzioni CNR, veri e propri pilastri per quanto riguarda la pre-regolamentazione di settori per i quali ancora non è matura la predisposizione di una norma tecnica. E infine va ricordata l’azione dell’UNI, organo completamente ignorato dal rapporto, e delle sue commissioni che lavorano con continuità e una forte interoperatività internazionale su tutti questi temi. 
 
Pag. 166
Il Piano d’Azione vuole fornire una soluzione in grado di trovare un corretto compromesso tra queste esigenze contrastanti, sfruttando le opportunità offerte dalle tecnologie per la formazione a distanza, i cosiddetti “Massive Open Online Courses” (MOOC). Questa soluzione, che riduce i costi della formazione, si presta molto bene a diffondere l’esperienza dei Cantieri, documentandone le soluzioni costruttive, ma anche le modalità di interazione con le comunità e le procedure di interazione con le amministrazioni.
  • Il progetto consiste quindi nell’elaborazione di un corso MOOC, aperto a tutti gratuitamente, che tocca le diverse fasi di un Cantiere: l’analisi preliminare, favorendo la condivisione ed esportazione degli elementi necessari per ridurre i problemi e i ritardi in fase di progettazione ed esecuzione;
  • l’analisi geologica, trasferendo aspetti metodologici e risultati delle sperimentazioni;
  • l’analisi diagnostica, puntando sull’innovazione metodologica e tecnologica;
  • l’analisi del contesto territoriale, rendendo consapevoli i tecnici di aspetti fondamentali della promozione della sicurezza che vanno oltre l’edificio
  • la progettazione dell’intervento, la cui esportabilità sarà facilitata dalla scelta di operare con procedure di carattere ordinario.
  • l’individuazione degli obiettivi di riduzione della vulnerabilità.
  • la procedura amministrativa di assegnazione dei lavori la realizzazione dell’intervento
  • la comunicazione e condivisione, basata sull’esperienza dei forum locali
Di fatto, il MOOC costituirà una “linea guida” per la progettazione e la realizzazione di interventi tesi a ridurre vulnerabilità di un edificio, che non utilizzerà la tradizionale forma cartacea ma sfrutterà le potenzialità dei nuovi strumenti multimediali.
 
Osservazione AD
Sono molto critico su questa proposta, anche perchè lancia un messaggio a mio parere pericoloso: sostituiamo la preparazione post laurea e la formazione professionale obbligatoria con i MOOC a distanza? il tutto organizzato dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione? innanzitutto quali competenze tecniche ha questa scuola, che se dovessimo giudicare dalla qualità dei nostri amministratori probabilmente non utilizzeremo come riferimento. Anche in questo caso si ignora tutto il mondo formazione professionale e post laurea già esistente, l’attività degli ordini, la necessità che la formazione non avvenga con un criterio tipo tutorial, come accade per montare una sedia IKEA, ma con corsi in cui il confronto diretto tra gli interessati e la verifica degli apprendimenti sia reale e concreta. (Nota: non tutti forse lo sanno, i MOOC (Massive Open Online Courses, in italiano si traduce Corsi aperti online su larga scala e sono dei corsi, aperti e disponibili in rete, pensati per una formazione a distanza che coinvolga un numero elevato di utenti.)
 
Pag. 169
La tabella 8.1, in particolare, stima l’effetto degli interventi necessari per migliorare di un livello la vulnerabilità degli edifici, considerando tre diverse ipotesi per l’estensione territoriale (solo i comuni con valori di ag(max)>0,25, tutti quelli con ag(max) > 0,15 o tutti quelli con ag(max) >0,05)115 e per le tipologie edilizie (solo gli edifici in muratura portante, anche quelli in calcestruzzo armato costruiti prima del 1971 – quindi, in assenza di norme sismiche - , anche quelli in calcestruzzo armato costruiti prima del 1981 – in presenza quindi di norme sismiche molto deboli).
 
Osservazione AD
Ho già fatto delle considerazioni ampie su questo tema. Trovo assurdo che si parli - in negativo - solo di due modelli costruttivi e che per le murature non si consideri l’anno di realizzazione. Il messaggio è pericoloso e non può essere giustificato dal fatto che l’ISTAT non ha considerato altre tecnologie costruttive.
 
Pag. 169
Gli investimenti necessari sono stati determinati assumendo un costo di 400€/metro quadro116 e una dimensione media degli interni abitativi di circa 110
metri quadri (Nota117).
 
Osservazione AD
Su come si sia arrivati a questo dato, malgrado il rapporto sia di 200 pagine, e questo è sicuramente un aspetto chiave per la definizione dei budget di intervento, si dedica semplicemente una nota: il dato di 400€ mq è dedotto dalle esperienze a l’Aquila. Ma l’Aquila aveva avuto un terremoto distruttivo. Quindi strutture danneggiate, o comunque da verificare con attenzione diversa, in un quadro normativo, anche da un punto di vista urbanistico, molto alterato rispetto alla normalità. Inoltre in un contesto con tanti lavori e tanti finanziamenti. Non essendoci altre informazioni quindi sul rapporto, non posso che esprimere forti dubbi sulla valutazione fatta.
Se si intendesse invece la creazione di un coordinamento delle attività di formazione per elevare il livello tecnico, questo ci può stare.
 
Pag. 177
8.2.1 Gli Strumenti
 
Osservazione AD
Il capitolo è interessante, anche da un punto di vista culturale. Molto interessante la tabella in questa pagina. Non entro nel merito della validità delle analisi finanziarie non avendone le competenze. Mi permetto di suggerire un nome per le verifiche: il Prof. Alberto Monti dello IUSS di Pavia.
 
CONCLUSIONI
Questo rapporto è un’occasione persa ? no, non lo è. Contiene delle parti utili e innovative, che possono essere di supporto per una nuova strategia della riduzione del rischio. E’ però un’occasione persa in parte, perchè tutti i contenuti riguardanti gli aspetti strutturali e geotecnici sono deboli, molto spesso del tutto assenti. Ma oggi non finisce il mondo, spero quindi che la rev. 01 del Rapporto possa trovare al più presto la via per la definizione della revisione n. 02 in cui siano coinvolti anche i soggetti che di queste ultime materia hanno fatto una ragione di vita.
Un grazie a tutti coloro che in questi quattro giorni di studio hanno contribuito a chiarire alcuni dei dubbi che avevo sul documento e mi hanno consentito di scrivere questo articolo.


di Andrea Dari
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