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Un esempio di sostenibilità in prefabbricazione: realizzazione di una fabbrica a ciclo chiuso
Claudio Failla
Marco Preda
Francesco Sonzogni

Memoria tratta dagli Atti del 19 congresso C.T.E.- Bologna 8-10 novembre 2012

Molti governi del mondo occidentale riconoscono ormai l'importanza dei temi ambientali, l'utilità di strategie economiche sostenibili e rispettose dell'ambiente.
In conformità agli indirizzi espressi in sede comunitaria, le odierne politiche ambientali degli Stati membri dell’Unione Europea si pongono come obiettivo prioritario la riduzione sia della quantità e della pericolosità dei rifiuti prodotti, che del flusso dei rifiuti avviati allo smaltimento.

Da anni i Paesi legiferano prevedendo e disciplinando specifiche azioni per intervenire alla fonte nel processo produttivo e per agevolare e
incentivare il riciclaggio e il recupero dei rifiuti prodotti, sulla base del rispetto dei principi ormai riconosciuti della prevenzione (riduzione della quantità e pericolosità dei rifiuti prodotti), riciclaggio e recupero (rifiuti come risorsa).
Per quanto riguarda i rifiuti non recuperati né recepiti, le legislazioni europee prevedono in modo pressoché uniforme che debbano essere smaltiti in condizioni di sicurezza, con una progressiva riduzione del flusso dei rifiuti avviati in discarica. Nell’ambito della vasta normativa sui rifiuti si trovano tematiche come le materie prime secondarie (MPS) e i sottoprodotti, temi che negli ultimi anni sono stati al centro dell’attenzione e del dibattito tecnico e politico, al quale hanno fatto seguito diverse modifiche al D.Lgs. 152/2006 [1].
Dottrina e giurisprudenza ormai da tempo hanno chiarito la distinzione tra prodotto e rifiuto. Il prodotto è “una conseguenza voluta del ciclo produttivo e, ancorché si tratti di prodotti pericolosi, il suo trasporto ed il suo utilizzo non pongono problemi circa il destino finale, né vi è incertezza sul suo effettivo impiego secondo le pertinenti regole di tutela ambientale”. Si definisce invece rifiuto “una conseguenza non voluta del ciclo produttivo, del quale il detentore in qualche modo ha interesse a disfarsi. Per cui è necessario che la sua movimentazione ed il suo destino finale siano sottoposti ad un regime di controllo del tutto diverso da quello riservato ai prodotti, poiché lo scopo è quello di evitare che il rifiuto venga disperso nell’ambiente o recuperato o eliminato in modo improprio". Necessario che le MPS non debbano presentare caratteristiche di pericolo superiori a quelle dei prodotti e delle materie ottenuti dalla lavorazione di materie prime vergini.
L'uso sempre più massiccio di materie prime secondarie è importante perché riduce la necessità di estrarre materia prima dalla Terra e comporta in genere cospicui risparmi di energia (si pensi ai maggiori costi necessari a ricavare il ferro da una miniera piuttosto che fondere direttamente un rottame). Processo ulteriormente vantaggioso nei Paesi con poche o nulle materie prime, dove sarebbe necessario importarne da Paesi esteri. Infine un altro vantaggio è quello di avere un costo più basso per la materia prima, dato che questa non viene sprecata né durante la produzione di materiale nuovo, né con lo smaltimento dei rifiuti.
Magnetti Building, azienda leader nella realizzazione di edifici a destinazione industriale, commerciale e per la logistica con sistemi prefiniti a tecnologia avanzata, è in prima fila nello sviluppo di tecnologie attente al risparmio energetico ed è sensibile alla responsabilità dell’edificio nei confronti dell’ambiente.

La razionalizzazione e il riutilizzo degli scarti del processo produttivo sono perciò anche per Magnetti Building un obiettivo primario per ottenere minor inquinamento ambientale, atmosferico, acustico, riduzione del traffico veicolare, di ore di trasporto e di costi. Nello stabilimento di produzione Magnetti Building di Carvico (BG) si producono 30 ton di rifiuti al giorno; due sono gli scarti principali che la produzione degli elementi prefabbricati comporta:

1. blocchi di cls derivanti da scarti di fine getto;
2. fanghi derivanti da lavaggi di manufatti (pannelli) o da lavaggi di impianti/attrezzature di produzione (centrale di betonaggio, benne di getto, bocciardatrice, ecc.).

Questi materiali fino a qualche mese fa venivano stoccati in un’area dedicata interna allo stabilimento, nella quale i blocchi venivano frantumati e i fanghi lasciati asciugare. Giornalmente questi scarti venivano caricati su automezzi e trasportati in discarica esterna.

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