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Architettura prefabbricata
Anna Faresin

La prefabbricazione prevede la produzione fuori opera di elementi dotati di autonomia tecnica e formale e si distingue in parziale o totale, chiusa o aperta, pesante o leggera, reversibile o irreversibile, in loco o in fabbrica. Il montaggio, poi, viene effettuato secondo processi preordinati, eseguiti "a secco" in nome di un coordinamento modulare rafforzato dai giunti, che divengono strumento per esprimere una particolare figuratività, frutto dell'atto creativo.
Nell'immaginario collettivo il procedimento costruttivo della prefabbricazione viene associato alla realizzazione di edifici industriali realizzati in serie che normalmente risultano privi di una qualche ricerca architettonica.
In realtà la prefabbricazione si è sviluppata con il Movimento moderno soprattutto per la qualità e rapidità d'esecuzione che consentivano la riduzione di tempi e costi dell'operazione edilizia. Proprio questi principi stavano alla base delle riflessioni progettuali che hanno portato alla realizzazione dell'Alfred Newton Richards Medical Research Building dell'University of Pennsylvania a Philadelphia. Con la consulenza di Komendant, l'architetto Louis I. Kahn ha realizzato un complesso che gli ha fatto acquisire una fama internazionale: le strutture, lasciate a vista, sono state interamente prefabbricate in calcestruzzo con armatura post-tesa.
Negli stessi anni anche in Italia si registrano significativi episodi architettonici d'impiego di calcestruzzo prefabbricato che rimarranno riferimentio nei decenni successivi. Tra tutti, degno di menzione è l'operare di Pier Luigi Nervi, ingegnere interessato ai sistemi resistenti spaziali di cui inventa nuove forme, reinterpretando le tipologie costruttive tradizionali.


L'articolo procede poi con la descrizione di numerose altre eccellenti opere prefabbricate italiane ed estere. 

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