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Il ponte tibetano sospeso in funi di acciaio nell’appenino lucano
Roberto Castaldini
Nella progettazione, particolare attenzione è stata rivolta alle fasi di montaggio, per renderlo il più semplice possibile, e alla scelta dei materiali per ridurre al minimo le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria.
 
Località: Vallone delle Conche - Laviano
 
L'Amministrazione Comunale di Laviano, in provincia di Salerno, ha deciso nel 2012 di realizzare un ponte tibetano sospeso in funi di acciaio, con l’obiettivo di rilanciare la zona, economicamente depressa e duramente colpita dal terremoto dell’Irpinia del novembre 1980, mediante una forma di turismo eco-sostenibile che fosse in grado di avere una positiva ricaduta sul territorio in termini economici e sociali, nonché con l'intento di valorizzare il castello svevo normanno, risalente al X° secolo.  
L'opera è stata realizzata nel Vallone delle Conche, profonda incisione scavata nella roccia calcarea dal torrente Temete, affluente in sinistra idrografica del fiume Sele, ca. 250 m in linea d'aria a Sud del piazzale della Chiesa dell’Assunta, antistante il Municipio di Laviano ad una quota di ca. 510 m s.l.m., non visibile dall’abitato in quanto posizionato dietro la collina su cui sorge il castello svevo-normanno. I diversi sopralluoghi ed i rilievi effettuati, in fase di studio di fattibilità, hanno permesso, compatibilmente con le somme a disposizione, di individuare la posizione ottimale del ponte tibetano sul Vallone delle Conche, dove quest'ultimo risulta essere più stretto e profondamente inciso tra le pareti rocciose, collegando le due sponde opposte e sfruttando sul lato Sud uno sperone roccioso naturale che si incunea nel Vallone ed integrando l'esistente rete sentieristica locale.
 
 
Ponte di Laviano - vista generale della struttura.
 
Il ponte tibetano di Laviano ha una lunghezza di 90,0 m ed una altezza dal fondo della forra di ca. 80 m. Le testate del ponte si trovano alla medesima quota sul livello del mare, prossima ai 511 m s.l.m..
Si tratta di un’opera estremamente leggera e a ridotto impatto visivo ed elevata "trasparenza". La struttura è infatti costituita essenzialmente da cavi in acciaio speciale che corrono da parte a parte del vallone delle Conche e da un piano di calpestio in grigliato metallico antiscivolo che consente di “vedere attraverso”, dando la sensazione, a chi percorre il ponte, di camminare quasi nel vuoto.
Per la lunghezza della campata, per la presenza della contro-catenaria inversa di controventatura e stabilizzazione e per l’attenzione posta ai dettagli costruttivi in fase di progettazione e di direzione lavori, si tratta di un’opera architettonica e ingegneristica di particolare pregio e unica nel suo genere nel panorama nazionale e che si inserisce in modo per nulla invasivo nel contesto in esame, grazie alla sua "trasparenza" e leggerezza.
Con riferimento alle Norme Tecniche per le Costruzioni vigenti, il ponte è classificabile di III categoria (passerelle pedonali) e come struttura di classe I, ovvero con presenza solo occasionale di persone, essendo inserito in un contesto di tipo escursionistico, con frequentazione della zona per lo più durante i fine settimana.  In favore di sicurezza, nei calcoli della struttura si è tuttavia fatto riferimento alla classe II, ovvero struttura con normali affollamenti e senza funzioni pubbliche sociali ed essenziali o strategiche.
Una corretta progettazione non può assolutamente prescindere dagli aspetti logistici e dalle modalità realizzative; chi progetta questo tipo di strutture deve sempre porsi nell'ottica di chi poi dovrà realizzare l'opera in concreto, prestando particolare attenzione agli aspetti correlati alla sicurezza dei lavoratori ed alla semplificazione del lavoro in quota, senza demandare nulla al caso o alla libera interpretazione dell'Impresa esecutrice.
Lo studio delle modalità costruttive ed esecutive dell’opera e la qualità dei materiali scelti per la realizzazione della struttura consentono inoltre di ridurre notevolmente le operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria, garantendo peraltro una buona durabilità della struttura. 
 

Ponte della Valsorda - fase di montaggio.
 
La progettazione è stata pertanto particolarmente attenta agli aspetti connessi alla vita utile della struttura, alla qualità e durabilità dei materiali e dei componenti impiegati, alla facilità di montaggio e di manutenzione, alla semplicità di ispezione e controllo dell’opera e, non ultimo, alla sostituibilità degli elementi.
Per tale motivo, fin dalle prime fasi di progettazione è stata dedicata particolare cura allo studio dei particolari costruttivi con l’obiettivo di ottenere una soluzione che fosse innanzitutto sicura, semplice e veloce da realizzare in opera, tenuto altresì conto degli aspetti correlati alla sicurezza e delle condizioni operative e del contesto in cui si era chiamati ad operare. 
Infine, è stato eseguito uno specifico ed accurato studio dei fenomeni dinamici vibrazionali aeroelastici indotti dal vento nella struttura.
Il ponte tibetano di Laviano è stato realizzato nell’estate 2014 e montato, come previsto in progetto, con l’ausilio dell’elicottero da un'Impresa specializzata con personale rocciatore esperto, dotato di idonei sistemi anticaduta ed in regola con la formazione ed informazione specifica ed i corsi per i lavori temporanei in quota con sistema di accesso e di posizionamento mediante funi.
La progettazione e la direzione lavori sono state eseguite dagli ingg. Castaldini Roberto di Verona e Paciello Sergio di Salerno. Il coordinamento della sicurezza in fase di progettazione ed in fase di esecuzione è stato eseguito dall'ing. Castaldini Roberto. Il collaudo statico della struttura è stato eseguito dall'ing. Alessandra Longo di Salerno.
 
 
Ponte di Laviano - contro-catenaria di stabilizzazione.
 
LA STRUTTURA
La struttura è realizzata con 4 funi portanti di acciaio del tipo spiroidale per usi strutturali generali: 2 inferiori di sostegno per la passerella e 2 superiori per il corrimano.  Le funi sono opportunamente collegate tra di loro in modo tale da garantire la collaborazione contemporanea di tutte e 4 le funi nei confronti dei carichi agenti. Il sistema di controventatura, indispensabile per stabilizzare la passerella rispetto agli spostamenti verticali e orizzontali, dovuti prevalentemente all’azione del vento, giace su un piano leggermente inclinato rispetto alla verticale e consiste in due funi di acciaio stabilizzanti, formanti un arco di catenaria / parabola inversa (concavità rivolta verso il basso).
Le funi stabilizzanti, del tipo a trefoli, sono collegate alla rispettiva fune portante inferiore mediante tiranti (pendini) in fune di acciaio ad anima metallica prodotti su misura in funzione della posizione lungo la catenaria. In aggiunta è presente un’ulteriore controventatura laterale supplementare, in corrispondenza degli sbalzi nel vuoto della struttura, laddove la morfologia del terreno lo consente, realizzata in funi di acciaio, del tutto analoghe a quelle usate per le funi stabilizzanti, inclinate e disposte su un piano quasi ortogonale alla struttura.
 
La sezione trasversale del ponte ha forma trapezoidale rovescia, con base inferiore, corrispondente alla larghezza utile calpestabile. Le dimensioni sono tali da consentire a due persone provenienti in senso opposto di incrociarsi e passare procedendo nelle rispettive direzioni contrarie. L’altezza utile di parapetto è pari a 1300 mm, valore superiore di ca. il 20% rispetto a quello minimo prescritto dalle normative vigenti, pari a 1100 mm, al fine di garantire la massima sicurezza e ridurre il senso di vuoto negli utenti del ponte.
 
La regolazione e la tesatura delle funi portanti e di quelle stabilizzanti è stata realizzata mediante appositi tenditori da ponte in acciaio forgiato e temprato ad alta resistenza, zincato a caldo.
Al fine di garantire la massima trasparenza della struttura, il parapetto della passerella è stato realizzato mediante 4 funi correnti di acciaio e da una rete metallica a doppia torsione e maglie esagonali.
 
Le funi portanti sono collegate alle estremità del ponte, sulle due sponde opposte del Vallone delle Conche, mediante un apposita struttura in carpenteria metallica studiata in due pezzi, in modo tale da essere trasportabile e posizionabile sul plinto con un’elicottero. Il posto, infatti, è raggiungibile solamente a piedi, lungo sentieri in parte esistenti (lato Sud) e in parte realizzati appositamente (lato Nord). Per una maggior protezione nei confronti della corrosione, le testate in carpenteria metallica sono zincate a caldo e successivamente verniciate.
 
Dal punto di vista fondazionale, su entrambi i versanti si è evidenziata la presenza diffusa di roccia affiorante costituita prevalentemente da calcare micritico compatto, mediamente fratturato, che non presenta stratificazioni significative, di colore dal grigio chiaro al giallo chiaro e che si presenta carsificato in superficie.
 
Per la ricostruzione geostrutturale dell’area è stata effettuata una ricerca bibliografica preliminare ed uno scavo, eseguito a mano, in corrispondenza del punto A, (lato castello). In corrispondenza del punto B (lato sperone) siamo in presenza evidente di roccia affiorante. Successivamente è stato eseguito un rilievo geomeccanico delle fratture sulle pareti rocciose nei pressi dell’opera da realizzare. La tecnica di rilevamento geostrutturale impiegata ha consentito di valutare le principali famiglie di discontinuità, sia come dato statistico che geometrico, l’individuazione dei blocchi potenzialmente disarticolati, del loro ipotetico piano di scollamento. I test di Markland condotti hanno consentito di stabilire la sicurezza allo scorrimento dei blocchi individuati. Infine sono stati individuati i parametri meccanici che meglio descrivono gli ammassi rocciosi in studio nel loro insieme. In particolare si sono ottenuti valori di R.Q.D. (Rock Quality Design Index) di Deere compresi tra 60 e 90, corrispondenti ad una qualità dell'ammasso roccioso da mediocre a buona.
 
I plinti di fondazione sono stati realizzati in calcestruzzo armato autocompattante tipo SCC, confezionato con processo industrializzato e dotato di sistema permanente di controllo della produzione allo scopo di assicurare che il prodotto fornito risponda ai requisiti previsti, classe di resistenza C32/40 con resistenza minima Rck = 40 N/mm2, classe di esposizione XF3 (calcestruzzo per esterno soggetto a possibile attacco dei cicli di gelo e disgelo, elevata saturazione d’acqua in assenza di agente disgelante). Il plinti sono armati con una gabbia di armatura in tondini di acciaio ad aderenza migliorata del tipo B450C, controllato in stabilimento, diametro 16 mm e passo 25 cm, copri ferro 35 mm.
 
Le testate in carpenteria metallica sono vincolate alla roccia sottostante mediante ancoraggi profondi in barre di acciaio a filettatura continua del tipo GEWI BSt 550 / 500 N/mm2, diametro D 32 mm. In totale, per ciascun plinto, sono previste 24 + 2 = 26 barre di ancoraggio, sia verticali che inclinate, aventi lunghezza variabile tra 6 m e 12 m.
 
Le perforazioni sono state eseguite con apposite perforatrici pneumatiche montate su slitta e dotate di martello a fondo foro da 3 pollici, elitrasportabili, alimentate da compressore ad aria compressa.

Lo studio tecnico dell'ing. Castaldini (www.studiocastaldini.it), specializzato in questo tipo di strutture, si è occupato, nel 2011, anche della progettazione strutturale e direzione lavori del ponte tibetano della Valsorda in Comune di Marano di Valpolicella (VR), lungo 52 m, e, nel 2013, della progettazione strutturale del ponte tibetano della Val Cellina in Comune di Barcis (PN), lungo 48 m e con dislivello tra le testate di estremità. 

Ponte della Valcellina - vista generale, con dislivello tra le testate di estremità.

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