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La Quarta Rivoluzione Industriale e il Settore delle Costruzioni
Angelo Luigi Camillo Ciribini
01. Un nuovo paradigma industriale
La digitalizzazione della produzione appare oggi, nel Nostro Paese, l'elemento essenziale della politica industriale, anche se l'economia digitale si manifesta in forme anche più pervasive, come per la cosiddetta uberification, intesa quale espressione del post welfare capitalism.
Il settore delle costruzioni è troppo rilevante, tuttavia, per poter essere escluso dalla digitalizzazione dell'economia di un Paese, specie in prossimità dell'avvio di Manifattura 4.0.
Questa è la motivazione che ha spinto molti governi europei nella direzione di sollecitare, dall'alto verso il basso, il comparto stesso che, in alcuni casi ha risposto, in maniere pure eccentriche, autonomamente (UK BIM Alliance, Projet National MINnD, Bauen Digital, Planen Bauen 4.0).
Negli Stati Uniti, al contrario, il processo si è avviato all'opposto, partendo, appunto da entità pubbliche e private al di fuori di un mandato federale, generando, peraltro, una diffusa operatività. 
La modellazione informativa, identificata internazionalmente con l'acronimo BIM, rappresenta, pertanto, la porta di accesso alla digitalizzazione del settore delle costruzioni, che è, ovviamente ambito assai più vasto. 
Poiché la digitalizzazione si prevede possa possedere una capacità trasformativa molto elevata nei prossimi lustri, si tratta di un tema di politica industriale di lungo termine che ha, tra le altre cose, per oggetto non solo la produttività e la trasparenza degli interventi, la efficacia e l'eticità del settore, ma anche la identità degli operatori e dei prodotti immobiliari e infrastrutturali.
La digitalizzazione, assieme alla circolarità, rappresenta uno dei mezzi più potenti per rendere credibile e attrattivo il Settore agli occhi dei decisori politici nei confronti delle politiche pubbliche di investimento.
La modalità adottata generalmente dai governi è stata sinora quella di prospettare al settore la digitalizzazione quale fenomeno evolutivo e incrementale, al fine di rassicurare gli operatori sulle conseguenze della stessa. In altre parole, lo sforzo compiuto dai governi è consistito essenzialmente nel sottolineare l'efficientamento del comparto, piuttosto che non la sua trasformazione.
Il rischio maggiore che si rinviene, riguarda, tuttavia, chiaramente la riduzione di un passaggio epocale dalla dinamica difficilmente prevedibile, per certi versi temibile per il futuro degli assetti tradizionali del comparto, a una banale questione di strumenti e di dispositivi, come dimostra, invece, il richiamo frequente al «passaggio dal tecnigrafo al CAD».
L'inevitabilità della transizione dovrebbe, peraltro, essere misurata attraverso indicatori che consentano agli operatori di saggiarne la convenienza e, in ultima analisi, la capacità trasformativa.
La atomizzazione del mercato non consente, infatti, di ipotizzare una maturazione unitaria, invece che differenziale, degli operatori né, d'altra parte, è possibile ritenere che la struttura attuale del mercato stesso possa rimanere tale.
 
02. La cogenza e l'inevitabilità 
A causa della valenza strategica ed epistemologica profonda che la digitalizzazione possiede, la locuzione «obbligatorietà», che assume giustamente un significato pregnante nei testi legislativi, andrebbe accostata, nell'immaginario degli operatori, a «ineluttabilità». La prima, infatti, può essere imposta anche perentoriamente, ammesso che si riesca a oggettivarla, con, però, immaginabili reazioni del mercato tese a neutralizzarla, la seconda si deve cercare di regolare, al fine di orientarla secondo le specificità e le capacità dello stesso settore, oggi tendenzialmente strutturato su logiche «analogiche», assai distanti dalle nuove prospettive.
La cultura digitale, che è, in primo luogo, cultura computazionale, è destinata, d'altronde, nel ricambio generazionale, a incidere profondamente sugli apparati mentali degli operatori, a quel punto nativi digitali.
È evidente che gli atteggiamenti conservativi da parte del versante dell'Offerta, o di una sua parte, al di là delle affermazioni in senso opposto, potrebbero mascherare il fatto che la digitalizzazione comporta esiti che, in un modo o nell'altro, sono trasformativi, anche traumaticamente, per il mercato.
Ciò che si dovrebbe realisticamente negoziare con gli operatori, anzitutto da parte delle rappresentanze verso i rappresentati, oltre che degli stessi coi decisori istituzionali, dopo avere bene chiarito i termini della questione, sono i modi e i tempi della transizione, i limiti, anche generazionali, che essa comporta, la natura delle opposizioni e delle strumentalizzazioni che inevitabilmente si manifesteranno.
L'impressione sostanziale è, infatti, che sia proprio l'oggetto della questione a essere frainteso, identificandolo coi mezzi, anziché coi fini.
La tematica fondamentale investe, però, i segmenti dei diversi mercati professionali e imprenditoriali, al fine di valutare come essi possano differenziarsi a causa della progressiva digitalizzazione o, comunque, possano evolversi in maniera eterogenea.
 
03. La digitalizzazione e la mitigazione dei rischi 
La modellazione informativa, i suoi metodi e i suoi strumenti, sono essenzialmente da concepire come dispositivi tesi alla mitigazione dei rischi: specialmente di insuccesso dell'investimento.
Al di là, delle opportunità, offerte dai risparmi attesi - della riduzione della spesa pubblica - la posta maggiore sembra essere offerta dalla mitigazione dei rischi di insuccesso, impattando sulla valutazione del merito di credito.
La motivazione più diretta che spinge un governo è ovviamente quella di ampliare il portafoglio degli investimenti attraverso l'economicità conseguibile, ma, in prospettiva, l'ampliamento degli interventi bancabili può inverarsi nella riduzione dei coefficienti di maggiorazione che sono abitualmente adottati per il finanziamento degli investimenti immobiliari e infrastrutturali.
Se, infatti, da un lato, l'implementazione della gestione informativa nelle organizzazioni professionali e imprenditoriali necessita, per essere profittevole, di un processo strutturale che impatti sulle strutture processuali, gli interlocutori finali sono rappresentati dalle compagnie assicurative e dalle istituzioni finanziarie.
La scommessa evidentemente è insita nell'estensione degli investimenti bancabili, ma questo presuppone che venga meno, in parte, la intermediazione dei technical auditor, che agiscono quali garanti dei finanziatori.
Questa considerazione spiega come, oltre ai committenti, pubblici e privati, finanziatori e assicuratori appaiono, in prospettiva, i soggetti più sensibili.
In questo particolare momento storico, la nozione di rischio, che è, peraltro, speculare a quella di opportunità, è incentrata sulla prevenzione sismica, ma, nelle logiche comunitarie, l'incremento della produttività appare altrettanto cruciale.
Parimenti, la rischiosità di un investimento diviene sempre più elemento selettivo, da valutare, ad esempio nelle formule partenariali, sul funzionamento del cespite lungo il periodo contrattuale.
 
04. La condivisione degli intenti e degli obiettivi
La nozione di obbligatorietà come ineluttabilità nell'adozione dei metodi e degli strumenti della modellazione informativa può essere intesa, anzitutto, prima ancora che in senso tassonomico per tipologie di committenza e per categorie di opera, quale progressione temporale della messa a disposizione di procedure gestionali, di schemi contrattuali, di manuali operativi, all'interno di una strategia complessiva di ristrutturazione del settore, destinata ad aumentarne la produttività.
Questa Road Map, tuttavia, per quanto possa essere promossa dal decisore politico, deve avere come protagonisti attivi e propositivi, tramite una task force, eventualmente condivisa, la Filiera Unitaria.
Del resto, il programma nazionale per la manifattura 4.0 cerca di agire prioritariamente sul versante dell'Imprenditorialità privata.

Si manifesta, perciò, la «cogenza» della condivisione di un percorso, in cui non contino solo le scadenze intermedie, ma, soprattutto, il lavoro da svolgere, da parte del mercato, all'interno degli intervalli temporali assegnati.
Qui si palesa, in effetti, che la adesione e la convinzione delle rappresentanze e dei rappresentati maturi effettivamente attraverso una applicazione sempre più estensiva dei metodi e degli strumenti.
La criticità che potrebbe manifestarsi è data dalla possibilità che una sempre maggiore estensione della digitalizzazione possa mutare i termini della questione così come oggi sono immaginabili.
Occorre, d'altra parte, stabilire in quali modi gli interventi minori possano essere condotti alla maturità digitale, anche in considerazione del fatto che molti micro-operatori, ma non tutti, sono coinvolti anche nelle opere maggiori.
È evidente che nella esperienza britannica e in quella tedesca il ruolo delle comunità (hub, region e cluster) giochi un ruolo determinante.
buildingSmart Italia potrebbe assumere questo compito assieme alle rappresentanze sia in senso tematico sia in senso geografico.
 
05. Il potenziale trasformativo della filiera delle costruzioni 
La digitalizzazione del settore, oggi considerata quale dispositivo atto ad accrescerne l'efficienza e l'efficacia, tende, in realtà, sul medio termine, a ridurre la necessità delle competenze attuali e a favorire l'ingresso sul mercato di nuovi competitori, dalle multi utility alle ict company in quanto la centralità delle decisioni si sposta verso i soggetti capaci di esercitare processi decisionali, spesso di disintermediazione, grazie alla detenzione e alla elaborazione di grandi moli di dati.
Per quanto in Italia ci si trovi a uno stadio tendenzialmente embrionale di maturazione della cultura digitale, altrove ci si pongono obiettivi che trascendono ciò che abitualmente definiamo come BIM.
La grande minaccia potenziale che la digitalizzazione pone agli operatori tradizionali è legata all'incultura digitale, nel senso che essi non comprendono appieno in che misura la proprietà dei dati e la capacità di utilizzarli al fine della business intelligence è il driver principale: As a Service significa costruire un mercato di servizi sartoriali alla persona.
 
Il punto è che la digitalizzazione spinge il mercato oltre «la calce e i mattoni», verso una concezione, ad esempio, del prodotto immobiliare come di un dispositivo finalizzato a supportare meglio l'erogazione di servizi: attraverso flussi di dati che originano dal cespite stesso (tramite sensori) e dai suoi occupanti (tramite app). 
L'oggetto delle transazioni economiche si sposta, in parte, dunque, dal prodotto al servizio, dal tangibile all'immateriale.
Si tratta di un elemento determinante, poiché vi è il rischio che il settore si focalizzi, per motivi comprensibili, esclusivamente sugli aspetti materiali dei manufatti, anche a seguito dei recenti e eventi sismici.
Gli obiettivi principali della strategia denominata «Casa Italia» potranno essere conseguiti senza modificare la natura della filiera?
 
06. La intermediazione intelligente
La competizione tra vecchi e nuovi giocatori non si svolge in termini di esclusività, bensì di subordinazione. A differenza del settore bancario, ad esempio, la «scomparsa» di attori appare piuttosto ridotta, anche se effettiva, mentre il loro ruolo sembra essere minacciato. 
Molti dei nuovi operatori si pongono, infatti, che siano essi marketplacer o financial arranger, come intermediatori o, addirittura, disintermediatori, proponendosi colla legittima finalità di rendere maggiormente efficaci le attuali transazioni.
Gli operatori tradizionali, tuttavia, di questo fenomeno, colgono prevalentemente l'oggetto apparente della negoziazione, che permane del tutto convenzionale, almeno in un primo momento, trascurando le innovazioni profonde che riguardano l'intelligenza procurata ai mediatori dalle grandi moli di dati offerte da acquirenti e fornitori. 
Una percezione relativamente modesta dell'impellenza del futuro, può indurre gli operatori ad affrontare senza particolari preoccupazioni la tematica, sottolineandone esclusivamente gli aspetti strumentali, isolando un tema secondario.
Nel medio e lungo termine, inoltre, i contratti semantici, i contratti intelligenti, la versione nel settore del blockchain, proporranno ulteriori questioni.
 
Lo spauracchio della sparizione di soggetti dal mercato è ben evidente per le filiali analogiche di un istituto di credito, molto meno per gli addetti nel settore delle costruzioni: al netto di forme di robotizzazione e di manifattura additiva (i primi test condotti in Germania, ad esempio, hanno visto la contrazione dei costi, labour-intensive, dell'80%). 
Ma le conseguenze ultime non sono dissimili. Del resto, la semplice semi-automazione delle procedure di verifica di conformità per il rilascio dei titoli abilitativi, già in corso di sperimentazione anche in Italia, sottrarrà quote di mercato a un segmento rilevante per il micro professionalismo italiano.
 
07. La committenza quale elemento selettivo del versante dell'offerta
La cogenza, o l'impellenza della digitalizzazione può intendersi, in primo luogo, come rivolta alla qualificazione di stazioni appaltanti e di amministrazioni concedenti coinvolte in procedimenti di elevata complessità tipologica, tecnologica, contrattuale, finanziaria, sia perché esse possono gestire flagship project, sia in quanto gli interventi maggiori generano maggiori esiti in termini di produttività. 
All'inverso, si potrebbe sostenere che la digitalizzazione capillare possa dipendere dal coinvolgimento attivo dei committenti pubblici minori, ancorché aggregati.
L'Offerta deve essere, però, consapevole che una committenza attrezzata, il primo attore a dovere assumere un ruolo propositivo, genererà autonomamente processi selettivi sulle catene di fornitura in quanto a queste sarà richiesto uno scambio informativo bidirezionale.
I processi aggregativi e selettivi già in atto presso l'Amministrazione Pubblica, saranno ulteriormente rafforzati dalla modellazione informativa. 
Essi, però, a prescindere da essa, generano, talvolta, tensioni fortissime tra gli enti locali coinvolti e, al loro interno, tra componente elettiva e componente amministrativa, in maniera non diversa da quanto accadrà nella professione e nella imprenditorialità.
La componente selettiva insita nella digitalizzazione del settore costituisce certamente un tema critico, da gestire attraverso meccanismi emulativi, e, comunque, deve essere, in parte, indirizzata.
La selezione avviene sulla scorta della natura stessa della digitalizzazione dei flussi informativi, in quanto il continuo scambio bidirezionale di richieste e di offerte informative altera, in senso collaborativo, le relazioni che abitualmente intercorrono tra i diversi livelli della catena di fornitura. 
 
08. L'innovazione incrementale e l'innovazione radicale
Nel Regno Unito, la disseminazione estensiva e capillare della modellazione informativa, vale a dire il Livello noto come 2, costituisce la seconda fase di una strategia di medio-lungo periodo, che si affianca a un passaggio ulteriore, rivolto alla integrazione del settore delle costruzioni nell'Internet of Things e nella Smart City, la Digital Built Britain.
Questa fase di consolidamento, denominata UK BIM Alliance, totalmente delegata al versante dell'offerta, è cruciale in quanto ambisce a digitalizzare le intere filiere, con le incognite che sono realizzabili.
Si tratta dell'evoluzione di un processo che ha avuto inizio come capostipite che, però, vede ora parzialmente sovrapporsi una forma incrementale e una radicale.
Ciò significa che, al netto dell'ulteriore Livello 3, colla Digital Built Britain, la diffusione universale della digitalizzazione, della modellazione informativa, costituisce la vera sfida, l'autentica scommessa, in quanto quello che conta è investire le intere catene di fornitura, non solo il primo livello contrattuale (UK BIM Alliance).
La determinazione del successo dei processi di digitalizzazione si misura, in effetti, sui ritardatari.
 
09. L'informazione e la decisione
La digitalizzazione della domanda pubblica deve ritenersi esplicitata nell'adozione di metodologie di programme & project management, come rafforzamento delle stesse, cosicché la esplicitazione dei requisiti informativi da parte della committenza costringa l'intera catena di fornitura, nelle diverse fasi temporali del procedimento, a formalizzare, sin dalla fase della presentazione dell'offerta le condizioni, trasparenti e riproducibili, di integrazione e di collaborazione.
Ciò significa che una committenza digitalizzata deve essere in grado di dominare completamente, computazionalmente, l'oggetto di ciò che commissiona, richiedendo agli appaltatori una risposta che coinvolga attivamente, grazie a processi informativi abilitanti tutte le catene di fornitura, con evidenti ripercussioni sulle subforniture e sui subappalti.
In un certo senso, qui appare il paradigma dell'anticipazione.
 
Ormai, persino negli Stati Uniti, ove il ruolo centrale, di fatto, era attribuito, dapprima, ai progettisti e, successivamente, ai costruttori nella definizione dei bim execution plan, si afferma normativamente il ruolo degli owner's project requirements. 
Ma sussiste il rischio che project management e information management restino paradossalmente mondi distinti, affidando ai bim co-ordinator e ai bim manager compiti da design manager.
Sotto questa fattispecie, la definizione dei nuovi profili professionali, della loro certificazione, ma anche dei curricula formativi della scuola secondaria e del sistema di istruzione superiore, risulterà assai influente.
Il rischio è che ci si limiti a un addestramento sugli strumenti, senza incidere sulla cultura organizzativa.
 
10. Le moli di dati e l'ipertrofia informativa
In assenza di una adeguata cultura gestionale, unita a un riassetto strutturale della domanda e dell'offerta, la proliferazione di dati computabili, la digitalizzazione, genererebbe solo una crescita ipertrofica delle informazioni, che andrebbe ad accrescere negativamente la complessità degli interventi.
Senza una cultura digitale, basata sulla validazione e sulla verifica del dato, la modellazione informativa genererà moli giganti di dati che appesantiranno i meccanismi decisionali senza vantaggi significativi.
 
È evidente, da molte indagini, che la proliferazione di dati non regimentata crei disturbo, crei rumore, ostacolando i processi decisionali o che, addirittura, presenti effetti epidemici in termini patologici. 
Si veda, nel Regno Unito, la questione della validazione e della verifica dei dati, che, più in generale, investe anche le cosiddette bim library, che forniscono oggetti spesso poco significativi in termini informativi e molto dispendiosi in termini di gestione dei modelli informativi medesimi.
 
11. L'ecosistema digitale e la business intelligence
La struttura di committenza si trova, di fatto, a impostare e a gestire un vero e proprio ecosistema digitale che non andrebbe delegato ad altri soggetti e che, soprattutto, non dovrebbe essere omesso all'inizio della commessa.
L'ecosistema digitale, se adeguatamente strutturato, consente al committente di esercitare una attività di business intelligence.
Sul lato del versante dell'offerta vi è, peraltro, la possibilità di proporre una soluzione alternativa e, comunque, sembra opportuno definire, sia verso la committenza sia verso i fornitori, i vincoli posti al fine di tutelare le informazioni sensibili e quelle soggette a proprietà intellettuale.
 
Il cosiddetto common data environment decide, all'inizio della qualità dei flussi informativi e della capacità di governo della commessa da parte della committenza.
Si tenga presente che, in linea di massima, la presenza di protocolli informativi di scambio dei dati che supportino flussi efficaci collide con una componente di opacità necessaria non solo in caso di transazioni discutibili sotto il profilo dell'eticità degli affari, ma oggettivamente anche per introdurre una certa flessibilità tesa ad affrontare l'aleatorietà delle vicende contrattuali.
Per questa ragione, una minore opacità deve essere compensata da una maggiore profittabilità per gli attori delle commesse.
Nell'ottica della vera e propria digitalizzazione, l'Internet of Things pone ulteriori necessità di rendere interoperabili gli scambi informativi.
 
12. Il paradigma produttivistico nella modellazione informativa
Gli strumenti necessari per la committenza, per quanto attiene alla sua funzione propria, non sono quelli, più noti, di produzione dei modelli informativi, bensì quelli di definizione dei requisiti informativi, di configurazione dei quadri esigenziali e prestazionali delle unità funzionali, di accertamento della conformità dei modelli informativi realizzati nelle fasi del procedimento dai fornitori. 
Occorre, dunque, enfatizzare che gli strumenti siano differenziati a seconda del soggetto specifico, oltre che delle finalità che esso si prefigge. 
Il modello informativo, infatti, non è in nessun caso neutro.
Space Programming, Code & Model Checking: software prevalentemente ignoti ai committenti italiani. Non sarà risolutivo dotarli di applicativi di Bim Authoring, a meno che non svolgano internamente anche attività progettuali.
Si tratta di un aspetto non secondario, che è fonte di numerosi equivoci.
La concezione del BIM come legata alla produzione dei modelli è molto nociva, poiché non rende conto che quei modelli debbano essere istruiti, finalizzati e controllati.
 
13. Il sovraffollamento e la selezione del mercato
La digitalizzazione presuppone, nella sua intima essenza tecnologica, la generazione di processi sistemici di carattere aggregativo e selettivo, tanto sul versante della domanda quanto su quello dell'offerta. Si tratta, evidentemente, di un passaggio cruciale e per nulla indolore.
A questo proposito, è decisivo che l'offerta valuti attentamente che tipo di aggregazione sia auspicabile, in funzione, ad esempio, di reti interprofessionali e di imprese territoriali.
La digitalizzazione, perciò, pone la questione delle medie organizzazioni.
L'onerosità culturale e operativa che la digitalizzazione comporta funge, di fatto, quale dispositivo di contrasto a un eccessivo sovraffollamento di un mercato che appare sovradimensionato, nonostante le drastiche mortalità indotte dal settennio di recessione profonda.
Si tratta di comprendere quali siano i reali margini di manovra dei rappresentanti nei confronti dei rappresentati, nei confronti del sovraffollamento dell'offerta e della sua evoluzione.
Non dimentichiamo che uno dei portati della Manifattura 4.0 è il rafforzamento delle medie organizzazioni.
 
14. La responsabilità di risultato e la natura imprenditiva dei progettisti
Le soluzioni tecnologiche medesime, ancor più che le metodologie che vi presiedono, inducono fisiologicamente a condizioni di collaborazione e di integrazione che sono tendenzialmente estranee all'individualismo dei soggetti presenti sul mercato e al loro nanismo dimensionale, oltre che a una impostazione delle formule contrattuali che, a eccezione delle soluzioni partenariali, tendono alla distinzione dei ruoli e delle sequenze.
Per l'offerta, quindi, la digitalizzazione rimanda alla definizione di modelli contrattuali che influiscono sulle soluzioni organizzative e che impattano sulla responsabilità di risultato nel ciclo di vita.
Il tema dell'appalto integrato ne è una cartina da tornasole: ma l'interrogativo verte sulla capacità di tradurre la centralità del progetto in governo dei risultati ottenuti con l'entrata in servizio dell'opera. 
La progettazione resta centrale, ma come i progettisti domineranno, garantiranno, la complessità delle opere concepite nella vita utile di servizio?
 
15. I nuovi quadri contrattuali
Le condizioni di collaborazione e di integrazione tra i soggetti comportano conseguenze rilevantissime sul piano giuridico-contrattuale e assicurativo legate, tra le altre cose, all'allocazione di responsabilità, all'attribuzione di criticità in solido tra più discipline, alla tutela della proprietà intellettuale, alla interoperabilità delle informazioni.
Occorre, per tempo, agire su questi parametri, così come sta accadendo negli altri Paesi Europei.
È urgente che le rappresentanze lavorino a schemi contrattuali tipo, non che siano solo le istituzioni deputate per eccellenza a prendere l'iniziativa, in quanto occorre che vi sia una cultura giuridica sul tema avanzata, possibilmente prima di dare la stura a sperimentazioni pilota.
 
16. L'anticipazione progettuale per la gestione dell'opera
L'anticipazione di molti contenuti progettuali dal livello definitivo a quello della fattibilità tecnico-economica enfatizza l'evoluzione degli strumenti di modellazione informativa tradizionali verso strumenti in grado di offrire simulazioni immersive che coinvolgano addirittura i potenziali utenti. 
Non si tratta di una semplice innovazione tecnologica, bensì della necessità di anticipare le modalità di funzionamento del cespite all'interno del proprio ciclo di vita, così come le modalità di fruizione da parte degli occupanti.
Ciò richiama anche la necessità di finalizzare la progettazione non solo all'esecuzione, ma anche alla gestione.
L'entrata in vigore del decreto ministeriale sui livelli di progettazione potrebbe scatenare un dibattito intenso su questo passaggio, collegato alla introduzione del documento di indirizzo preliminare sul versante della domanda. 
Qui la modellazione informativa assume un ruolo cruciale, specie se è declinata in termini simulativi, enfatizzati dalle tecnologie immersive.
 
17. Il tempo reale nella progettazione e nell'esecuzione
Alla stessa stregua, non appaiono più così rilevanti gli strumenti tradizionali di produzione dei modelli informativi, pur utili per introdurre una disciplina rigorosa nel coordinamento della progettazione, bensì la possibilità che essi interagiscano con efficacia con gli strumenti e gli ambienti di calcolo, per gestire in tempo reale una molteplicità di alternative progettuali.
Parimenti, in sede di realizzazione, i cosiddetti strumenti di Field BIM e di sensoristica nel cantiere, propongono un approccio al monitoraggio e al controllo dei processi in grado di gestire le deviazioni in tempo reale, in modo situazionale.
Ancora, la produzione digitale, eventualmente robotizzata, specie se additiva (la stampa 3D), può riservare l'introduzione ai componenti connessi che rendono il prodotto veicolo di erogazione dei servizi (la metafora telemetrica dei motori avionici di Rolls Royce, ma pure il FM guidato dal Deep Computing di IBM).
Si evidenzia il rischio che il modello informativo configurato dai progettisti non sia utilizzabile da direzione dei lavori e dalla direzione tecnica di cantiere, né da coloro che si occupano di O&M.
Indubbiamente, le stesse tecnicalità di gestione dei soggetti coinvolti nella progettazione impongono una attitudine rigorosa per il coordinamento tra le discipline progettuali. Per il calcolo delle strutture e degli impianti la modellazione informativa, tuttavia, appare determinante solo se con essa si creano flussi di scambio bidirezionali molto efficaci in termini di optioneering, di gestione delle alternative. Altrimenti, essa potrebbe restare un orpello con influenze molto marginali, creando alcuni irrigidimenti e alcune duplicazioni nei passaggi progettuali. 
Ancora più profonde le conseguenze nelle fasi successive della realizzazione o della gestione.
 
18. La sperimentazione sperimentale
La progressione temporale delle condizioni di impellenza potrebbe prevedere, per le categorie di committenti e di opere identificate sulla scorta della elevata complessità, uno stadio iniziale di definizione dei processi rivisitati alla luce dei metodi e degli strumenti di modellazione informativa, uno stadio successivo di approntamento degli schemi contrattuali e, infine, la gestione di commesse sperimentali atte a definire soluzioni normalizzate da disseminare successivamente sul territorio nazionale.
La sperimentazione decisiva non dovrebbe iniziare con la semplice adozione di strumenti, poiché essi, relativamente funzionali nei test tecnicamente effettuati, non tengono conto di esiti collaterali di natura organizzativa e contrattuale.
 
L'avvio di progetti pilota potrebbe rivelarsi poco influente, in assenza della definizione preliminare, di modelli organizzativi e di strutture contrattuali.
Non si dimentichi, inoltre, che i dati immessi nell'ecosistema digitale devono essere accuratamente validati e verificati e che perdite e omissioni nel corso dello scambio informativo possono avere risvolti assicurativi e legali significativi.
 
19. Costruito e conservabile
Per quanto la modellazione informativa sia del tutto consona alle configurazioni di mass customization (per cui la prefabbricazione viene denominata come assemblaggio di elementi prodotti off site) per le opere di nuova costruzione, garantendo l'unicità nella serialità di produzione di componenti complessi da assemblare, la preponderanza degli interventi riguarda il costruito esistente. 
Ciò comporta numerose criticità, non solo per quanto attiene al bene culturale immobiliare, sia in virtù della trasposizione non scontata degli aspetti geometrici dalle nuvole di punti agli oggetti parametrici, sia per la definizione del soggetto (appaltante o appaltatore) chiamato a introdurre nel modello informativo i dati alfanumerici tratti da fonti archivistiche, dagli esiti di prove non distruttive (e distruttive), ecc.
L'intervento sui cespiti costruiti implica, anzitutto, la allocazione delle responsabilità e delle risorse sullo stato iniziale di conservazione del bene e la interpretazione delle entità che sono rilevate.
È questo un punto di forza dell'Accademia Italiana, ma tutta la vicenda di «Casa Italia», dei suoi quattro pilastri, in special modo, all'interno di essa, il tema del fascicolo dell'edificio, dimostra come sia difficile e oneroso immaginare una concezione dinamica, a livello territoriale, BIM-GIS, del corredo informativo relativo a ciascun cespite: in assenza di reti interprofessionali e di imprenditorialità territoriali.
Il survey che è abitualmente svolto al fine di generare nuvole di punti è spesso grossolanamente considerato come autoesplicativo, mentre la sua trasposizione nel modello informativo richiede letture attente e, di per se stessa, non esaurisce il contenuto alfanumerico.
 
20. Il sistema di sistemi
L'ambito elettivo della modellazione informativa, ma anche della partita comunitaria della «crescita», in termini dimostrativi, riguarda, in primo luogo, le infrastrutture, ma esse, come sistema di sistemi, incontrano difficoltà tecnologiche nella modellazione informativa sia per la difficile interazione tra territorio antropizzato e manufatti, sia per la complessità e per l'eterogeneità disciplinare relativa ai manufatti medesimi.
Del resto, qualcuno ha rilevato come gli edifici siano contenitori delle attività, mentre le infrastrutture siano esse stesse il veicolo per erogare i servizi: il che, però, non è nemmeno più vero, in funzione della evoluzione degli edifici cognitivi e intuitivi.
Ciò vuol dire che la completa digitalizzazione di una opera infrastrutturale richiede particolare impegno, valendone forse la pena solo per la sua gestione nel ciclo di vita, nel contesto delle Smart Infrastructure.

La sensibilità del tema infrastrutturale, in funzione di prevenzione del terrorismo internazionale, richiede, per ultimo, una attenzione specifica sulla cyber security. 


IL BIM E' ROCK ?
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