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Interventi di rinforzo e di adeguamento del Trampolino del Foro Italico in Roma
Giuseppe Carluccio
Guido Maccone

Memoria tratta dagli atti delle Giornate Aicap 2014

SOMMARIO
Il trampolino della piscina dei tuffi fa parte del complesso di attrezzature sportive all’aperto realizzate in occasione delle Olimpiadi del 1960. Gli interventi hanno riguardato sia il ripristino strutturale per contrastare i gravi fenomeni di degrado dei materiali che, a distanza di oltre 40 anni dalla costruzione, erano presenti sulle superfici del calcestruzzo del trampolino, sia l’adeguamento della struttura alle normative FINA in previsione dell’impegno assunto dalla FIN per lo svolgimento del Campionato del Mondo di nuoto del 2009, poi svolto regolarmente. In particolare con gli interventi si è provveduto non solo all’allargamento della piattaforma di 10,00 m che doveva prevedere i tuffi in simultanea, ma anche alla riduzione delle oscillazioni torsionali della struttura che arrecavano notevole disturbo ai tuffatori nella fase della rincorsa.

GENERALITA’
Lo Stadio del Nuoto al Foro Italico di Roma è stato realizzato su progetto degli architetti E. Del Debbio e A. Vitellozzi e dagli ingegneri S. Musumeci e R. Morandi per i giochi olimpici di Roma del 1960. Storicamente è uno dei primi impianti in cui la piscina tuffi, e le strutture a servizio di essa, sono autonome da quelle per le gare di nuoto.
L’impianto del Foro Italico è sottoposto a tutela per l’elevato interesse architettonico.
In vista dei recenti Campionati Mondiali di Nuoto svolti a Roma nel 2009, l’intero complesso comprendente la piscina tuffi, l’annessa vasca scoperta nuoto, nonché il vicino impianto al coperto, è stato oggetto di sistematici interventi di manutenzione straordinaria. In particolare il trampolino tuffi della piscina scoperta è stato interessato anche da interventi di rinforzo strutturale e di adeguamento normativo. Sono state praticamente ricostruite ex-novo le piattaforme da 3 metri laterali, portandole alla larghezza regolamentare, circa il doppio di quelle pre-esistenti, modificate le piattaforme con pedane elastiche, allargata la piattaforma da 10,00 m per consentire l'esecuzione dei tuffi in simultaneo, sono stati rinnovati e messi a norma tutti i parapetti dei trampolini e delle piattaforme da 1,00 m, 3,00 m, 5,00 m, 7,50 m e 10,00 metri, ed è stata infine irrigidita la struttura verticale che costituisce il fusto del trampolino.
 

 2. DESCRIZIONE DELLA STRUTTURA
La struttura di sostegno delle piattaforme tuffi è costituita da quattro pilastri in calcestruzzo armato uniti fra loro a telaio, a quote diverse, spesso non coincidenti sui quattro lati, da travi in c.a. ed a sezione composta acciaio-calcestruzzo. All’interno dei quattro pilastri, per tutta l’altezza del trampolino, il vano è libero per accogliere l’ascensore per il raggiungimento delle piattaforme, da utilizzare in alternativa alle scalette.

Trampolino prima degli interventi

I pilastri appoggiano sulle pareti e sulla stessa fondazione della vasca e della intercapedine; alla base della struttura è presente un contrappeso stabilizzante indicato sulla sezione di progetto con la dicitura “riempimento pesante”, in realtà costituito da un getto di calcestruzzo.
Le piattaforme per i tuffi sono anch’esse in c.a. a sezione variabile con rastremazioni sul lato anteriore e su quello posteriore.

Sezione di progetto della piscina tuffi e del trampolino

3. STATO DI DEGRADO
Al momento degli interventi la struttura in c.a. presentava uno stato di degrado dei materiali molto avanzato, soprattutto nelle zone interne al fusto, dove la presenza degli infissi di protezione del vano corsa e delle apparecchiature dell’ascensore non avevano consentito una corretta e adeguata manutenzione. I processi di ossidazione delle armature avevano peraltro risentito dell’ambiente particolarmente aggressivo della piscina e delle esalazioni di cloro provenienti dalla intercapedine che con il fusto interno del trampolino è in diretto contatto.

  

Esempi di degrado e ossidazione dei ferri

I fenomeni degenerativi del materiale hanno gravemente compromesso le caratteristiche di resistenza originarie della struttura determinando la sensibile riduzione della sezione dei pilastri e delle armature più esposte, quali le staffe, che in alcuni tratti risultavano oramai completamente assenti.
E’ chiaro che in elementi strutturali fortemente sollecitati a torsione ed a pressoflessione tale situazione avrebbe potuto rappresentare un grave fattore di rischio. Preoccupazione inoltre derivava anche dalla entità della riduzione della sezione dei pilastri, il cui incremento avrebbe inevitabilmente modificato la sagoma originaria.
A tale situazione si aggiunge il fatto che nel corso degli anni, probabilmente per il naturale sviluppo delle deformazioni viscose, il bordo delle piattaforme si era sensibilmente abbassato; dovendo però assicurare che nelle manifestazioni agonistiche la quota del salto di spiccato per il tuffo rientrasse nell’ambito delle tolleranze consentite, di altezza rispetto al pelo dell’acqua, in passato si era provveduto a ripristinare la quota originaria con successivi massetti via via sovrapposti e con corrispondente incremento dei carichi gravanti sulla piattaforma. Anche tali solette, non sempre adeguatamente impermeabilizzate e protette avevano contribuito a favorire lo sviluppo di fenomeni di alterazione dei materiali con grave rischio di distacco di piccole porzioni o di rottura dei montanti dei parapetti esistenti.

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