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La convalida accresce la credibilità dei prodotti
Manuel Mari
Un produttore che oggi voglia rimanere competitivo deve guardare con attenzione al tema della sostenibilità ambientale nella realizzazione dei propri prodotti. Anche quando abbia già compiuto sforzi in questa direzione, deve essere altresì attento ad effettuare una comunicazione tanto efficace quanto corretta nei confronti del mercato. A questo scopo sono state ideate l’etichetta o la dichiarazione ambientale.
 
Le normative internazionali hanno da tempo disciplinato questo tipo di comunicazione, suddividendola in tre tipologie, contraddistinte ciascuna da requisiti diversi e da modalità distinte di verifica delle informazioni contenute:
  • etichettatura ambientale di tipo I - Uni En Iso 14024 (ad esempio Ecolabel);
  • etichettatura ambientale di tipo II – Uni En Iso 14021 (asserzione ambientale auto-dichiarata);
  • etichettatura ambientale di tipo III – Uni En Iso 14025 (Epd - Environmental Product Declaration).
 
La differenza sostanziale tra le etichette di tipo I e III e quella di tipo II è che le prime due sono prodotte sulla base di un studio preliminare Lca (Life Cycle Assessment) del prodotto in oggetto, realizzato in conformità alla Uni En Iso 14040, mentre la dichiarazione di tipo II viene redatta unicamente dall’azienda, senza una verifica esterna delle informazioni in essa contenute, che è invece prevista per le altre due tipologie. Al fine però di dare maggiore credibilità sul mercato alle dichiarazioni delle prestazioni ambientali dei prodotti esiste la possibilità di ottenere una convalida delle asserzioni auto-dichiarate, realizzata da organismi di terza parte a seguito di opportune verifiche.
 
Uno strumento utile e poco costoso
La diffusione delle asserzioni ambientali e delle relative convalide è cresciuta negli ultimi anni anche grazie alla spinta fornita dai principali standard per la certificazione della sostenibilità ambientali degli edifici (Leed, Breeam, Itaca…). In tutti questi schemi è infatti presente una sezione che chiede sia valutata con attenzione la tematica del contenimento nell’uso delle risorse adottando, seppur in modo differenziato, criteri che premiano l’impiego di materiale riciclato e/o di provenienza regionale.
Attualmente sono quindi questi i requisiti che normalmente interessano maggiormente i produttori, affinché i propri prodotti possano avere un maggior riscontro sul mercato. Tuttavia è bene ricordare che la norma Uni En Iso 14021 prevede che l’etichettatura ambientale di tipo II possa anche essere relativa ad altri aspetti ambientali di un prodotto quali: compostabilità, degradabilità, progettazione per il disassemblaggio, progettazione per un uso prolungato nel tempo, energia recuperata, riduzione del consumo di energia, riduzione nell’uso di risorse, riduzione nel consumo di acqua, riusabilità, riduzione dei rifiuti. Tutti questi elementi, che caratterizzano il prodotto o il suo processo di realizzazione, possono essere oggetto di una etichettatura o dichiarazione ambientale da parte del produttore, e quindi anche di una convalida da parte di un organismo terzo.
Data questa estrema varietà di aspetti ambientali considerabili, la convalida rappresenta oggi per il produttore uno strumento utile e di costo relativamente contenuto attraverso il quale valorizzare gli sforzi compiuti per migliorare in senso sostenibile i propri prodotti e per accrescerne di conseguenza la credibilità sul mercato.
 
Il servizio di convalida, che ICMQ svolge ormai da anni, prevede un’attività di verifica dell’asserzione redatta dall’azienda attraverso audit documentali e sul campo nel sito produttivo. In particolare per quanto riguarda il contenuto di materiale riciclato di un prodotto da costruzione, è stata anche redatta la specifica Linea guida per la convalida del contenuto di riciclato, al fine di consentire al produttore una migliore comprensione della norma e l’acquisizione di informazioni utili per la redazione dell’asserzione.

Il documento è a disposizione dei produttori che richiedono a ICMQ il servizio di convalida. 

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