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A che cosa serve la Digitalizzazione del Settore delle Costruzioni
Angelo Camillo Ciribini

A che cosa serve la Digitalizzazione del Settore delle Costruzioni

Angelo Luigi Camillo Ciribini, DICATAM, Università degli Studi di Brescia e ITC CNR

 

Logiche di Sistema
Nel momento in cui l'acronimo BIM è, ad esempio, in Francia oggetto di pubblica consultazione da parte del Presidente del CSTB, Bertrand Delcambre, che è stato investito dalla Ministra Pinel di approntare una Feuille de Route su Bâtiments et Informations Modelisés - scontando il ruolo del Computational Design per Frank Gehry o Zaha Hadid - occorre domandarsi, in ultima istanza, a che cosa esso possa condurre.

Pare legittimo ritenere che, dal punto di vista strettamente operativo, almeno sotto la fattispecie del Social Housing (si ricordano i 500.000 alloggi da costruire e gli altrettanti da recuperare ogni anno sino al 2017 nelle intenzioni di François Hollande: lo stesso potrebbe dirsi per il fabbisogno abitativo italiano), l'Information Modelling and Management ripropone (e forse conclude) la stagione della Industrializzazione Edilizia, oggi forse meglio declinata sulle Donnée e non più su Banche et Table.

Non vi ha dubbio che già di per se stessi molti sistemi costruttivi fortemente assemblabili, quali, ad esempio, quelli in legno, così come i paradigmi 'meccanici' del Costruire a Secco (tema acutamente proposti più volte da Marco Imperadori, in particolare) avevano riecheggiato alcune delle migliori esperienze riferiti ai Sistemi Costruttivi Aperti di cui, non a caso, a suo tempo si era molto interessato l'indimenticato Ettore Zambelli.

Ciò che più interessa è che occorra, sulla scorta di Catene di Fornitura e di Filiere Produttive basate su Information Modelling and Management, rivisitare, nell'era della Digitalizzazione del Settore delle Costruzioni, antiche metodologie allorché, tuttavia, la dematerializzazione, termine caro ai Francesi, non si gioca tanto sulla Vettorializzazione dei documenti cartacei o delle procedure amministrative, quanto su quella fondamentale componente della Servitization dell'Industria dell'Ambiente Costruito che risponde ai principi della costituzione di soluzioni diverse e flessibili a partire da intelaiature modulari e riproducibili.

Esse, però, sono rese possibili in termini di Varietà, dalle logiche computazionali che sottintendono l'Information Management and Modelling.

Del resto, il fatto che uno dei migliori esempi di Chassis BIM-Based sia rintracciabile in una operazione immobiliare condotta in Russia sul sedime di un quartiere industrializzato di edilizia residenziale di stampo sovietico non deve risuonare così stravagante se lo stesso brand del Social Housing è oggi proposto nel Nostro Paese con un taglio enfatico della Modernizzazione Cobtemporanea (si pensi non solo a Via Cenni, ma anche alla modalità di rappresentazione e di comunicazione all'opinione pubblica degli interventi).

Non per nulla oggi Polaris è motore di un Bando di Concorso sui Sistemi Costruttivi esemplare ed esemplificativo di un approccio di Lean Thinking ove il Risparmio, o meglio, l'Economia, non solo energetica ha l'ambizione di divenire generatrice di valore .


Logiche di Filiera

Certo l'impostazione di Politica Industriale che è consentita dall'Ingegneria dell'Informazione è significativa perché trasforma i Progettisti in Costruttori Virtuali e ne responsabilizza l'operato addirittura sul Ciclo di Vita.

Epperò, il portato più rilevante che si può intravedere in merito trascende la Costruzione e la Fabbricazione Digitale poiché rende i Progettisti elementi di una Catena di Fornitura che, appunto, tramite Fabbricazione e Costruzione Digitale, dovrebbe produrre Catene di Valore grazie alle transazioni e ai flussi di Informazioni e di Decisioni.

Ciò fa sì che i Progettisti siano, al contempo, detentori di saperi contendibili, ma, al contempo, attori sul piano dei Sistemi Costruttivi di stampo industriale (senza scomodare il 3D Printing), nel senso più aggiornato e nobile, sempre richiamato dai Governi Britannici, Francesi e Tedeschi.

Ed è in questa sede che si vedrà se le combinatorie che si possono immaginare per la Nuova Costruzione daranno vita a Distretti Industriali e a Reti di Impresa per riqualificare il Costruito.

Non è un caso che, all'origine, a prezzo di un forte riduzionismo, i Programmi Sperimentali della CECA, che impegnavano i maggiori protagonisti della Cultura Industriale dell'Edilizia Europea, fossero già stati declinati anche sul Rinnovamento e la Modernizzazione dell'Esistente: con tratti, appunti, oggi sicuramente non riproponibili.

Ma i significati profondi rimangono.

È chiaro, dunque, che la Riqualificazione Urbana (la cosiddetta Rigenerazione) dipende assai più dalle intenzioni dei grandi Player delle Public Utility e delle TLC che non dai tradizionali Costruttori.

Ciò perché la scala di intervento, le logiche finanziarie e, soprattutto, la concezione del prodotto immobiliare sono sempre più improntate all'Ambient Intelligence, alla Smart City, all'Innovazione Sociale.

Un bello stimolo per Progettisti e Costruttori...ma anche per Governi che non si limitino ad assecondare rivendicazioni legittime, ma in parte dotate di scarsa progettualità in parte impraticabili.

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